Sparatoria a Macerata: Luca Traini e i migranti feriti in nome di Pamela Mastropietro

Il 28enne accusato della sparatoria nel cuore della città, avvenuta il 3 febbraio scorso, è ora in carcere e rischia 15 anni. Avrebbe agito da solo, mosso da un desiderio di vendetta dopo il brutale assassinio di Pamela Mastropietro, la 18enne il cui corpo, fatto a pezzi, è stato ritrovato in due valigie. L'ipotesi di reato è tentata strage aggravata dal razzismo: la raffica di colpi sparata dall'auto in corsa ha provocato il ferimento di 6 migranti.

Pubblicato da Giovanna Tedde Lunedì 5 febbraio 2018

Sparatoria a Macerata: Luca Traini e i migranti feriti in nome di Pamela Mastropietro
Luca Traini, il 28enne accusato della sparatoria di Macerata, in cui sono rimasti feriti alcuni migranti / ansa

Emergono novità sulla sparatoria a Macerata: Luca Traini avrebbe sparato contro i migranti in nome di Pamela Mastropietro. Un gesto folle, mosso dal desiderio di vendetta per il brutale omicidio della 18enne ritrovata fatta a pezzi in due valigie. La storia del 28enne, in carcere con l’accusa di tentata strage aggravata dal razzismo, si interseca con quella di 6 giovani ora ricoverati dopo la scarica di colpi al loro indirizzo. Bersagli umani in un sabato qualunque, quando il cuore della città si è trasformato in un far west.

Luca Traini: il 28enne in carcere accusato della sparatoria a Macerata

Un giorno come tanti a Macerata, sabato 3 febbraio scorso: il rumore di fondo di una tranquilla città squarciato dalla folle raffica di colpi sparata da un’auto in corsa.
Ad agire, in solitaria, sarebbe stato Luca Traini, il 28enne simpatizzante della destra estrema arrestato nell’immediatezza dell’accaduto mentre, avvolto nel tricolore di una bandiera legata al collo, faceva il saluto fascista sulle gradinate del monumento ai caduti.
Pochi istanti prima il far west: avrebbe sparato con un obiettivo senza nome e cognome, ma con un solo colore della pelle. Il fuoco della sua Glock era atto a colpire quante più persone ‘non bianche’ possibile. “Volevo ucciderli tutti”, avrebbe dichiarato agli inquirenti a margine della sparatoria.

Avrebbe agito per vendicare Pamela Mastropietro

Si tratta di una delle prime ipotesi, inizialmente ritenuta poco plausibile ma che avrebbe assunto maggiore consistenza perché confortata dal racconto del 28enne: Luca Traini voleva vendicare Pamela Mastropietro, uccisa in modo orribile, il corpo fatto a pezzi e riposto in due valigie.
Per quel brutale delitto è indagato un nigeriano, 29 anni, ‘destinatario’ ideale della cieca furia a Macerata. In nome di Pamela avrebbe preso la pistola per mietere quante più vittime tra i migranti che sapeva essere soliti frequentare quella zona della città.
Il caso ha voluto che nessuno morisse: 6 i ragazzi feriti e trasferiti in ospedale, che non verserebbero in pericolo di vita. Hanno tutti tra i 20 e i 30 anni, e origini comuni: Mali, Ghana, Gambia e Nigeria.

I simboli del Terzo Reich in casa

Traini è incensurato: nessun precedente penale, ma un chiaro profilo di simpatizzante della destra più estrema. A confermarlo è una runa Wolfsangel tatuata sulla tempia.
Si tratta di un “dente di lupo”, antico simbolo associato al nazismo. In passato era candidato con la Lega Nord, per le elezioni comunali di Corridonia.
La perquisizione nella sua abitazione avrebbe dato precise risposte e indirizzato gli inquirenti a una ricostruzione più completa della sua personalità.
Traini, ora in isolamento nel carcere di Montacuto ad Ancona, deteneva una copia del Mein Kampf di Adolf Hitler in casa, una bandiera con la croce celtica e materiale cartaceo riconducibile agli ambienti del neonazismo.

Sei migranti feriti nella sparatoria

Il comune denominatore dei migranti, bersaglio di Luca Traini, è l’Africa sub-sahariana: provengono da quell’area e sono diventati principale obiettivo di un inaspettato disegno criminale.
Li avrebbe individuati a caso, perché voleva vendicare Pamela Mastropietro, del cui brutale assassinio è accusato il pusher nigeriano Innocent Oseghale, 29 anni.