Sostenibilità, riciclo, second-hand: ecco come sarà la moda post-pandemia

Il settore Fashion uscirà dal 2020 completamente rinnovato grazie alla maggiore attenzione dei consumatori ai temi dell'ambiente e della produzione sostenibile

Una serie di abiti coloratissimi appesi su una rella

Foto Unsplash | Fabio Issao

La sostenibilità non è più una moda, è LA moda. Questa pandemia mondiale lascerà in eredità anche una maggiore attenzione da parte dei consumatori per ciò che si acquista. Una crisi come quella che stiamo vivendo, non spinge solo a consumare meno, ma anche a consumare meglio. E se i brand vogliono continuare a essere competitivi, devono adeguarsi.

Anche le più accanite fashion victim oggi sono consapevoli dei danni del fast fashion, della produzione su larghissima scala di abiti di qualità scadente, della manodopera sfruttata per mantenere bassi i costi, dell’inquinamento che produce la moda. Perciò le parole chiave del settore oggi sono sostenibilità, riciclo e second-hand.

Cosa intendiamo con sostenibilità

Una moda sostenibile è una moda etica. Rispetta l’ambiente, i lavoratori e i consumatori, e propone abiti esteticamente e qualitativamente di alto livello. Se prima erano pochi i marchi che agivano in questo campo, ora sono sempre di più. Per avventurarsi in questo mondo relativamente nuovo, è nata la start up italiana Staiy. Si tratta di un e-commerce interamente dedicato ai brand sostenibili, che tra l’altro applica un sistema di vendita e pubblicitario molto meno aggressivo rispetto ai siti più “classici”, permettendo anche di navigare più liberamente tra i vari prodotti in vetrina. La proposta è molto variegata per quanto riguarda stile e prezzo, a dimostrazione che il mercato è in grande espansione.

Da notare l’interessante disincentivo al reso, che come sappiamo è gratuito nel caso di colossi del fashion. Infatti, rendere gli abiti è una pratica inquinante per questioni di trasporto, perciò il sito aiuta l’utente a scegliere al meglio taglia e stile dei capi per evitarne, appunto, la restituzione.

I brand per poter essere caricati sulla piattaforma, devono rispondere a un questionario con 62 domande, dopodiché vengono valutati e selezionati direttamente da Staiy.

Materiali riciclati: il nuovo trend

Stando a dati pubblicati da GlobalData, leader nel settore delle ricerche e della statistica, sempre più brand si orientano verso la sostenibilità, spinti dal consumo più attento. In particolare, molto attenzione è posta alla questione riciclo dei materiali. Riutilizzare la plastica è la tendenza di molti marchi che solitamente impiegano fibre sintetiche per i propri capi.

Beth Wright, specialista del settore abbigliamento di GlobalData, ha spiegato che questa inversione di rotta è dovuta alla pandemia. La crisi che ne è generata, ha spinto i brand a rivedere le proprie strategie in ottica delle richieste di maggior impegno da parte dei consumatori. La produzione non può più essere lineare secondo il principio di “take-make-waste” (prendere-produrre-buttare), ma dev’essere circolare. Perché ciò sia possibile, ogni capo deve essere realizzato con materiali già esistenti e alla fine del suo ciclo di vita deve poter essere a sua volta riciclato.

Alcuni marchi, veri e propri colossi, che hanno “ceduto” a questo nuovo modo di produrre, anche se solo per alcune linee, sono Asos, Adidas, H&M, Eastpak, ai quali presto se ne aggiungeranno altrettanti.

Second-hand, vintage, riuso: i capi hanno una seconda vita

In quest’ottica di sostenibilità, imparare a riutilizzare ciò che già esiste è sicuramente una buona pratica.

Complice una moda che strizza l’occhio agli anni ’80 e ’90, il vintage è sicuramente la scelta migliore. Scovare chicche del passato da poter personalizzare e reinventare è anche un esercizio di stile e fantasia, che gli outfit già pronti del fast fashion sicuramente non incentivano. Sono tantissimi poi i negozi che vendono abiti del passato con finalità benefiche, uno dei più noti è Humana Vintage, presente a Milano, Torino, Bologna e Roma. I negozi fanno parte di Humana People to People Italia, un’organizzazione umanitaria che da oltre vent’anni aiuta i paesi del Terzo Mondo.

Ma oltre al vintage, via libera all’acquisto di abiti e accessori usati anche più recenti: tra Depop ed Etsy, il web offre talmente tante proposte da quasi perdersi. Forse è l’occasione giusta per dare una seconda chance ai tanti capi che giacciono nel nostro armadio inutilizzati da tempo: prima di acquistarne di nuovi, proviamo a reinventare ciò che già abbiamo scelto e che in passato ci aveva conquistato. Anche se rotto, magari qualcosa potrebbe essere addirittura ancora più cool, Gucci docet.

Parole di Alanews