Sindrome della capanna: cos'è e come superarla

Ansia, paura, frustrazione e terrore verso il mondo esterno: sono questi alcuni dei sintomi più comuni delle persone affette da questo disturbo psicologico. Oggi vi spieghiamo esattamente di cosa si tratta, come riconoscerlo e come affrontarlo

Ragazza triste

Foto Pexels | Alex Green

L’esplodere della pandemia lo scorso anno ha influenzato profondamente la nostra vita e le nostre relazioni affettive e sociali. La paura del contagio, insieme alle restrizioni imposte dal governo, hanno fatto sì che la nostra casa diventasse l’unico luogo sicuro sulla faccia della terra, la nostra capanna dove ripararci dalla tempesta. Il supermercato, come il panettiere di fiducia, come il bar dove eravamo soliti fare colazione si sono improvvisamente tramutati in minacce per la nostra salute e per quella dei nostri cari. La forte paura iniziale si è normalizzata nel caso di molte persone, mentre per altre è sfociata in una vera e propria sindrome, la cosiddetta sindrome della capanna.

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Che cos’è

Ma di cosa si tratta esattamente? Una della conseguenze più manifeste del lockdown, anche tra coloro che non hanno mai sofferto di disturbi psicologici particolari, è stata la sindrome della capanna, conosciuta anche come la sindrome del prigioniero, ovvero la paura a lasciare la propria casa. Ebbene sì, la casa, quel luogo che ci ha fatto sentire al sicuro, che ci ha protetti per tutti questi mesi, dalla minaccia del virus.

I sintomi

Riconoscere la sindrome della capanna non è scontato, dal momento che si nutre tendenzialmente di meccanismi totalmente inconsci, che si manifestano attraverso sensazioni ed emozioni di ansia, paura e frustrazione. Si tratta dei medesimi effetti percepiti da chi è stato costretto a una lunga degenza oppure da chi, vivendo in luoghi remoti del pianeta, dove le condizioni climatiche sono avverse, è costretto a restare chiuso in casa per un lungo periodo di tempo. Tra i sintomi più comuni delle persone affette da sindrome della capanna, troviamo:

  • disturbi del sonno
  • depressione
  • tendenza all’irascibilità

Le cause

Come per qualsiasi disturbo psicologico, il primo errore da non commettere è quello di sottovalutare la gravità della sindrome, che, se ignorata, rischia di cronicizzarsi. Ma perché la sindrome tende a svilupparsi soltanto in alcune persone? Quali sono le cause responsabili di questo disturbo? Le persone che sviluppano la sindrome della capanna sono persone tendenzialmente ansiose o inclini all’ipocondria, con una scarsa capacità di adattamento ai cambiamenti. Le sensazioni più comuni sperimentate da questi soggetti sono infatti: paura di ammalarsi, timore di contagiare i propri affetti, paura verso il mondo esterno, convinzione di non ritrovare più il mondo a cui erano abituati prima.

Come affrontarla

La paura non è necessariamente da considerare un’emozione negativa, in quanto è uno strumento fondamentale di sopravvivenza, che ci permette di riconoscere le minacce per la nostra vita e di conseguenza proteggerci. Ma quando la paura è eccessiva, essa rischia di renderci vulnerabili. Il rischio è che, invece di maturare una reale consapevolezza del pericolo, ci paralizziamo e non riusciamo più a valutare la minaccia con senso critico.

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Come affrontare dunque la sindrome della capanna? Secondo gli esperti, è bene occupare il tempo in modo proattivo, invece di preoccuparsi, ad esempio dedicandoci a nuovi hobby, come cucinare, fare giardinaggio, leggere. Ma anche chiamare le persone che ci mancano e parlare con loro, ascoltarle, recuperare quell’umanità che non ci fa sentire soli. Un altro esercizio utile è quello di annotare le proprie preoccupazioni, magari tenendo un diario giornaliero, per rileggerle dopo qualche giorno, in un momento di calma e distensione. Ad ogni modo, qualora i sintomi dovessero aggravarsi, è bene consultare uno specialista.

Parole di Linda Pedraglio