Segregata, torturata e costretta a dormire in piedi riesce a fuggire dal compagno: Polizia indagata

La Polizia è intervenuta diverse volte a seguito di telefonate di vicini che denunciavano violenze domestiche, ma gli agenti non hanno mai fatto controlli, non si sono nemmeno segnati il nome della donna

Pubblicato da Beatrice Elerdini Lunedì 2 luglio 2018

Segregata, torturata e costretta a dormire in piedi riesce a fuggire dal compagno: Polizia indagata

Una storia di estrema violenza e brutalità arriva dal Regno Unito. Charlotte Rooks, una donna di 35 anni, è stata segregata e brutalmente torturata dal compagno 33enne Craig Thomas. Per diversi mesi è stata sottoposta a ogni tipo di violenza fisica e psicologica: era costretta a dormire in piedi, mangiare le foto dei parenti morti, poi veniva legata mentre il compagno le saltava sullo stomaco. Una barbarie inenarrabile che più volte i vicini di casa hanno provato a denunciare, ma senza che mai la Polizia prendesse provvedimenti. Proprio per questo è stata aperta un’indagine per verificare se sussistano le condizioni per un’accusa di negligenza nei confronti della Polizia di Cardiff. Nel frattempo l’uomo è stato incarcerato e condannato nel 2013, mentre la vittima ora vive di paure e gravissimi disturbi nervosi: la sua rabbia nei confronti della Polizia è enorme.

Secondo un rapporto della Indipendent Police Complaints Commission (IPCC), gli agenti avevano più volte fatto visita alla famiglia nel suo appartamento, sempre a seguito di segnalazioni di presunta violenza domestica da parte dei vicini, ma a quanto pare non si erano mai accorti di nulla. Nessuna pattuglia ha mai colto l’inferno che si celava dietro a quelle 4 mura. L’uomo aveva una lucidità infallibile, rispondeva sempre agli agenti che sua moglie era instabile mentalmente e loro ogni volta se ne andavano senza effettuare ulteriori controlli.

Durante il primo intervento a seguito di una chiamata in cui una persona che parlava di urla provenire dall’appartamento vicino, il sopralluogo si è concluso con la constatazione che la coppia era alle prese con ‘del sesso sfrenato’. Gli agenti non si sono neppure segnati il nome della donna, motivo per cui gli interventi successivi non sono mai stati legati tra loro. In un’altra occasione la donna ha dichiarato che era stato il figlio a urlare, ma i poliziotti non hanno colto la richiesta d’aiuto della donna: la coppia infatti non aveva figli.

‘Quando andarono via capii che era finita per me, pensavo che sarei morta. Quella notte ricordo di avergli detto di uccidermi e di farla finita ma lui mi ha fatto sdraiare e mi ha legato le mani sotto il divano poi ha iniziato a saltare ripetutamente sullo stomaco. È andata avanti tutta la notte. Mi stavano torturando’, ha raccontato la vittima che non ha risparmiato parole dure nei confronti della Polizia: ‘Nessuna persona ha perso il lavoro per quello che mi è successo. Penso che sia disgustoso. Hanno capito che messaggio hanno inviato? Non sto dicendo alle donne di non riferire le cose, ma trovo davvero difficile avere fiducia nel sistema giudiziario dopo quello che ho passato’.