Segregata in casa per 8 anni dal marito: costretta a subire violenze fisiche e morali

A rinchiudere in casa la donna è stato il marito 51enne marocchino: al termine delle indagini all'uomo è stato imposto un provvedimento restrittivo, in osservanza del quale non potrà più avvicinarsi alla moglie e non potrà più in alcun modo comunicare con lei e i suoi familiari.

Pubblicato da Beatrice Elerdini Venerdì 30 marzo 2018

Segregata in casa per 8 anni dal marito: costretta a subire violenze fisiche e morali
Foto di Repertorio / ansa

Una donna di origini marocchine e residente in Italia è rimasta segregata in casa per otto anni: per tutto il tempo della sua prigionia è stata costretta a subire violenze di ogni genere, fisiche e psicologiche. A privarla completamente della sua libertà per quasi un decennio è stato il compagno 51enne, anch’egli marocchino: nei suoi confronti i Carabinieri della stazione di Santarcangelo, in provincia di Rimini, hanno eseguito un’ordinanza di misura cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Rimini su richiesta della locale Procura della Repubblica, che consiste nel divieto di avvicinamento alla dimora e ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima. L’accusa nei confronti dell’uomo è di maltrattamenti in famiglia verso la moglie.

Tutto è iniziato nell’ottobre del 2017: i Carabinieri della Stazione di Santarcangelo ricevono una mail in arabo proveniente dal padre della donna marocchina. L’uomo denuncia lo stato di segregazione e sottomissione in cui è costretta a vivere la figlia. Le informazioni riferite dal padre della donna trovano poi riscontro nei racconti della vittima stessa rilasciati agli agenti: dal 2010 ad oggi, il marito le avrebbe vietato di avere qualsiasi contatto con il mondo esterno, nessuna conoscenza, nessun acquisto, niente. Per poter controllare meglio la donna, il compagno le aveva impedito di imparare l’italiano, di lavorare e non le lasciava mai denaro né per lei, né per i loro due figli minori. Inoltre aveva installato nell’appartamento 4 telecamere di modo che la vittima fosse sempre sotto controllo. Non aveva nemmeno il permesso di andare a fare la spesa, ci pensava lui acquistando il minimo indispensabile e solo ciò che incontrava il suo gusto. Infine aveva tolto i documenti alla moglie, in maniera tale che non potesse nemmeno fuggire dall’Italia per tornare in Marocco dalla sua famiglia d’origine.

Ora in virtù del provvedimento restrittivo emesso nei confronti, l’uomo dovrà rimanere a debita distanza dalla moglie, a non meno di 1 km, e non potrà comunicare in nessun modo con la vittima ed i suoi familiari.