Regno Unito, bambina di 10 anni muore di peritonite: l’infermiera ha sbagliato la diagnosi

La piccola Mya-Louise Perrin se fosse stata da subito curata per l'appendicite acuta si sarebbe potuta salvare.

da , il

    Regno Unito, bambina di 10 anni muore di peritonite l'infermiera ha sbagliato la diagnosi

    Mya-Louise Perrin, 10 anni, di Grimsby, avrebbe potuto continuare a vivere se non le avessero fatto una diagnosi errata. Dal Regno Unito arriva un nuovo caso di malasanità: l’8 novembre scorso, la piccola era stata portata al Cromwell Primary Care Centre, dove un’infermiera si è presa cura di lei e le ha diagnosticato senza la presenza di un medico un’infezione del tratto urinario. Il padre, Andrew Perrin, era stato informato delle condizioni della figlia e gli era stato detto che in caso ci fossero stati peggioramenti, sarebbe dovuto tornare in ospedale. Purtroppo però, il mattino successivo, l’uomo ha trovato la bambina priva di vita nel suo letto, nella loro casa di Melrose Way, nella tenuta di Grimsby’s Willows.

    Il padre ha raccontato che la figlia aveva iniziato a non stare bene già nei giorni precedenti all’arrivo al pronto soccorso. A un certo punto la situazione era drasticamente peggiorata, Mya non riusciva più nemmeno a stare in piedi. Di lì la decisione di andare al Cromwell, dove l’infermiera le ha prescritto alcuni antibiotici per la presunta infezione del tratto urinario e poi l’ha dimessa.

    Secondo il medico legale del North Lincolnshire, Paul Kelly, Mya è morta di peritonite acuta, esito di una appendicite acuta non curata. ‘Una diagnosi incompleta avvenuta alle 12:30 del 7 novembre ha negato un trattamento medico ottimale che, se previsto, avrebbe potuto portare a un risultato favorevole’, ha spiegato il dottore durante il processo. Se la piccola fosse stata immediatamente trattata per l’appendicite, probabilmente sarebbe sopravvissuta.

    ‘Era una di quelle bambine che danno energia a tutti quelli che le stavano affianco. Dava il 110 per cento a scuola: le piaceva molto. Le piaceva lo sport e qualsiasi cosa in cui potesse essere coinvolta. Aveva molti amici. Era sempre aperta a conoscere tutti quelli che incontrava. Voleva essere un politico perché parlava molto e aveva un’opinione su tutto’, ha raccontato il papà visibilmente provato dalla perdita improvvisa di Mya.

    Testo a cura di Beatrice Elerdini

    Le diagnosticano una gastrite, muore a 48 anni

    diagnosi gastrite muore

    Un fascicolo per omicidio colposo a carico di tre medici, a Padova. Il caso è quello di una 48enne morta dopo due giorni dalla diagnosi di gastrite. Michela Ravazzolo si era recata in pronto soccorso per un dolore lancinante allo stomaco, ma il 4 aprile è morta. L’inchiesta ha visto i nomi dei dottori iscritti nel registro degli indagati, atto dovuto che consentira ai sanitari di nominare i consulenti di parte per l’autopsia.

    L’odissea della 48enne era iniziata tra l’1 e il 2 aprile scorsi. Un dolore crescente allo stomaco, diventato poi insopportabile, l’avrebbe spinta a rivolgersi alla guardia medica.

    Un malessere accompagnato da conati di vomito. Il medico, arrivato a casa della donna, le avrebbe prescritto un farmaco contro la gastrite, medicinale che si sarebbe rivelato inutile a lenire il dolore.

    La corsa al pronto soccorso di Padova

    La mattina del 2 aprile, preda di una sofferenza continua, la donna si è recata in pronto soccorso. Ne sarebbe conseguita la conferma della diagnosi di gastrite.

    Dimessa dopo alcune ore in osservazione, la notte non avrebbe visto alcun miglioramento del suo stato di salute. Avrebbe continuato a star male e vomitare senza trovare sollievo, fino alla morte, sopraggiunta il 4 aprile.

    Tre medici indagati per omicidio colposo

    La Procura ha aperto un’inchiesta dopo l’esposto della madre della 48enne, e tre medici sono ora indagati per omicidio colposo. Sulla morte di Michela Ravazzolo, impiegata, si indaga a tutto campo.

    Nel registro degli indagati sono finiti il medico di base della donna, quello in serivizio in Guardia medica e uno dei medici del pronto soccorso dell’Azienda ospedaliera. I sanitari potranno così nominare un consulente di parte per l’autopsia.

    L’ipotesi di un infarto

    La donna, stando al quadro clinico manifestato, potrebbe essere morta per un infarto. Tra i sintomi, infatti, si contano, talvolta, un forte dolore epigastrico accompagnato da nausea e vomito.

    L’esame autoptico disposto sul corpo della 48enne potrà fornire ulteriori elementi a supporto o a confutazione di questa ipotesi.

    Testo a cura di Giovanna Tedde