Upcycling: il fashion trend del momento è dare nuova vita ai capi reinventandoli

Prendere un capo che non mettiamo più e reinventarlo: un sistema davvero eco-friendly per essere sempre alla moda

Upcycling

Foto Pexels | RF._.studio

Eliminare i vestiti? No, grazie. In fatto di moda, dobbiamo completamente rivedere il nostro concetto di riciclo: buttare via i capi che non vogliamo più potrebbe non fare altro che inquinare il pianeta. Per questo, la nuova tendenza è l’upcycling, ovvero dare una nuova vita agli abiti rivedendone il taglio, decorandoli, scucendoli e riassemblandoli con altri tessuti.

Donare i vestiti è un’arma a doppio taglio: l’aumento di capi presenti nell’armadio di ciascuno di noi ha fatto aumentare in maniera esponenziale ciò che scartiamo. Questo si è tradotto in un sovraccarico di abiti nei paesi in cui vengono inviati, spesso in eccesso, soffocando le realtà produttive locali, ma anche nei negozi dell’usato, di beneficienza e non: tra i capi vintage si trovano anche tanti pezzi di scarsa qualità, che rimangono invenduti.

Il risultato è che tutto questo si trasforma in rifiuti: nel 2012 sono state 14,3 milioni le tonnellate di tessuti arrivate nelle discariche, nel 2021 rischia di essere raddoppiato.

I brand sono sempre più interessati all’argomento riciclo: la richiesta di materiali ottenuti da fibre di scarto è in aumento, ma non basta.

Upcycling: la soluzione davvero ecologica per la moda

Orsola de Castro è la pioniera dell’upcycling: ha lanciato il suo brand From Somewhere nel 1997. Ha collaborato con tantissimi marchi e scritto un libro, I vestiti che ami vivono a lungo. Aveva capito 24 anni fa la necessità di far durare più a lungo i vestiti reinventandoli.

Una ricerca della Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite ha rivelato che nel 2018, l’85% dei vestiti prodotti è finito in discarica mentre è stato riciclato solo l’1%. Non c’è bisogno di introdurre nuovo tessuto nel mondo, ma di utilizzare quello che già c’è per creare e innovare la moda.

L’upcycling è innanzi tutto qualcosa che possiamo fare noi in casa: con un po’ di creatività e manualità, potremmo scoprire di avere avuto un tesoro nel nostro armadio. Oppure di aver trovato un nuovo entusiasmante hobby.

I brand che lo fanno

Alcuni marchi celebri hanno deciso di adottare l’upcycling per alcune loro collezioni, sfruttando capi invenduti, materiali di campionario o scarto (secondo EcoFashionTalk, nel settore della moda si scartano in media il 15% dei materiali durante il percorso verso la produzione). Pinko, Diesel, N.21 e perfino H&M hanno sperimentato questo sistema: un primo passo verso una parziale riconversione di un gigantesco meccanico.

Esistono però anche marchi che hanno fatto dell’upcycling la loro filosofia guida. Recicla, per esempio, è il progetto di Maison Margela voluto dal suo direttore creativo John Galliano: i modelli vintage della maison vengono “restaurati”. Il risultato sono pezzi unici.

Eileen Fisher Renew è invece il marchio sostenibile più importante ad aver integrato questa tecnica, in particolare per la collezione Resewn. Capi danneggiati, ricolorati, ricuciti hanno un nuovo aspetto molto cool.

OhSevenDays utilizza per i suoi capi i tessuti scartati o avanzati dalla produzione dei grandi marchi. L’idea è venuta alla canadese Megan Mummery quando si è trasferita a Istanbul: qui ha trovato negozi che vendevano intere bobine inutilizzate e destinate a essere eliminate. Ora hanno nuova vita.

Gaâla mixa l’inconfondibile stile francese con l’artigianato bielorusso. I coniugi Kelly de Gaalon e Alexander Zhalezka hanno unito le loro nazionalità per creare un marchio chic che utilizza la seta in eccesso prodotta ad Hangzhou, in Cina, cotone, viscosa e lana avanzate dalle case di moda italiane, il lino di scarto prodotto in Bielorussia. In questa nazione si trova poi il laboratorio dove lavorano per il brand gli artigiani.

Parole di Carlotta Tosoni