Renata Fonte, su Canale 5 la storia dell’eroina ambientalista uccisa per difendere Porto Selvaggio

Cristiana Capotondi è Renata Fonte, l'eroina ambientalista uccisa dalla criminalità organizzata per proteggere il Salento. Renata Fonte è stata la prima donna italiana ad essere eletta assessore, e per tutta la vita, si è battuta contro la speculazione edilizia dell'area di Porto Selvaggio. Renata ha pagato con la vita il suo impegno civile, ma la sua morte non è stata vana. Porto Selvaggio è stato infatti dichiarato parco naturale e inserito dal FAI nell'elenco dei '100 luoghi da salvare'

Pubblicato da Giulia Martensini Lunedì 5 febbraio 2018

Renata Fonte, su Canale 5 la storia dell’eroina ambientalista uccisa per difendere Porto Selvaggio
Cristiana Capotondi interpreta Renata Fonte, nella fiction di Canale 5 “Liberi sognatori” / foto

Cristiana Capotondi è Renata Fonte, l’eroina ambientalista uccisa per proteggere il Salento. È andato in onda ieri sera l’ultimo episodio della serie targata Taodue “Liberi sognatori”, un ciclo di storie dedicate al coraggio e all’impegno civile contro la mafia. Dopo i film tv dedicati a Libero Grassi, Mario Francese ed Emanuela Loi, l’appuntamento si chiude con “Una donna dontro tutti – Renata Fonte”, dedicato a un’eroina ambientalista e una politica che credeva nei suoi ideali e nella sua terra, la Puglia, uccisa nel 1984 dalla criminalità organizzata.

renata fonteRenata Fonte / foto

Renata Fonte, la prima donna eletta Assessore

Il film su Renata Fonte è stato girato interamente in Salento, precisamente a Nardò, città natale della Fonte, che qui mosse i suoi primi passi in politica, nel Partito Repubblicano Italiano, diventando ne 1982 la prima donna a essere eletta Assessore alla cultura e alla pubblica istruzione. Un amore viscerale per il suo paese e la sua terra, che la portò a scontrarsi con la criminalità organizzata, mettendo in luce la sua forza di donna e madre, ma anche la sua determinazione e la sua passione per la giustizia. Assassinata la notte del 31 marzo 1984 a Nardò, a 33 anni, Renata Fonte ha pagato con la vita il proprio impegno civile, in particolare l’essersi opposta alla speculazione edilizia nel territorio di Porto Selvaggio.

Renata Fonte, la storia della sua battaglia per il Salento

Madre di due figli, Renata Fonte amava il suo lavoro e la sua terra, e, come assessore di Nardò, si è battuta strenuamente contro la speculazione edilizia mafiosa, battendosi per difendere l’area di Porto Selvaggio, un’oasi incontaminata che rischiava di essere distrutta. Pochi giorni prima che venisse approvato un piano regolatore a protezione dell’area, Renata Fonte venne uccisa a colpi di pistola da due sicari, mente stava tornado a casa. Sebbene agli inizi gli inquirenti seguissero le tracce di un delitto passionale, grazie alle indagini di un coraggioso commissario, vennero individuati e condannati gli esecutori materiali dell’omicidio.

Renata Fonte, la sua vita per difendere Porto Selvaggio

La morte di Renata, paladina ambientalista, non è stata vana. Nel 2006 è stato istituito il Parco naturale regionale Porto Selvaggio e Palude del Capitano, inserito nel 2007 dal Fondo per l’Ambiente Italiano (FAI) nell’elenco dei “100 luoghi da salvare”. A Renata Fonte è stato inoltre dedicato un fiore, “ophrys x renatafontae”, un’orchidea salentina scoperta nel 2016, sbocciata grazie anche al coraggio di questa eroina ambientalista.