Rebibbia: la detenuta che ha ucciso i figli li lasciava senza cibo

Il duplice omicidio compiuto da Alice Sebesta sarebbe stato preceduto da alcuni comportamenti anomali della 33enne, già documentati all'interno del penitenziario.

Pubblicato da Giovanna Tedde Mercoledì 26 settembre 2018

Rebibbia: la detenuta che ha ucciso i figli li lasciava senza cibo
Foto: Ansa

Emergono atroci dettagli sul caso dei bimbi uccisi nel carcere di Rebibbia dalla loro madre, la detenuta Alice Sebesta. La donna avrebbe lasciato i figli senza cibo, e avrebbe anche rubato il latte di altri minori nella sezione nido del penitenziario. Sullo sfondo del dramma ci sarebbero anche dei comportamenti violenti sui figli.

Novità sul caso dei bimbi uccisi a Rebibbia

Alice Sebesta, accusata del duplice omicidio dei due figli di 6 e 19 mesi a Rebibbia, avrebbe avuto una condotta nono proprio ‘insospettabile’ prima del drammatico epilogo del 18 settembre scorso.

Stando a quanto emerso in sede di indagine, avrebbe rubato il latte di altri bambini presenti nella sezione nido del carcere, in più occasioni e con lo scopo di berlo lei.

In un frangente avrebbe tenuto i figli senza cibo, nascondendo la loro pappa e ostinandosi a non farli mangiare. Ci sono poi dettagli sconvolgenti su un episodio di particolare nervosismo che l’avrebbe vista far battere “involontariamente la testa contro una porta alla figlioletta più piccola“, secondo quanto si legge in una relazione di servizio redatta da un agente di polizia penitenziaria.

Comportamenti anomali

Gli anomali comportamenti della 33enne, dunque, sarebbe stati documentati all’interno della struttura. Ci sarebbero segnali inequivocabili di una intolleranza verso i due figli, morti nel volo dalle scale provocato dalla loro mamma. La Sebesta è stata sottoposta a un trattamento sanitario obbligatorio poco dopo il delitto.

La procura ha chiesto un’analisi sulla capacità mentale della donna al momento del fatto. Accertamenti che si svolgerebbero con la formula dell’incidente probatorio richiesta dal pm Eleonora Fini e dal procuratore aggiunto, Maria Monteleone.

L’indagata ha detto agli inquirenti di aver agito perché mossa da un istinto di protezione verso i suoi bambini, per “metterli al sicuro in Paradiso“.

La difesa della donna porta avanti la linea di un raptus dettato da “un malessere psichiatrico“, come ha riferito il suo legale, Andrea Palmiero.

La 33enne si trovava in stato di detenzione per precedenti legati al traffico di stupefacenti: il 27 agosto scorso, i carabinieri della stazione Parioli l’avevano arrestata in flagranza di reato. Con i figli al seguito e in compagnia di 2 nigeriani stava trasportando circa 10 kg di marijuana.
Pochi giorni dopo la tragedia, le autorità italiane hanno rintracciato il padre dei bimbi uccisi. Si trova in Germania, attualmente detenuto.