Ragazza suicida: a processo la suora che la violentò

Chiesta una perizia sul materiale scritto, tra cui diari, mail e bigliettini, che proverebbe lo stato di soggezione della vittima rispetto all'imputata. Una sorta di testimonianza post mortem sulla vulnerabilità della 26enne deceduta nel 2011.

Pubblicato da Giovanna Tedde Martedì 25 settembre 2018

Ragazza suicida: a processo la suora che la violentò
Foto: Pixabay

Torna in aula Maria Angela Farè, ex suora condannata in primo grado a tre anni e mezzo di carcere per violenza sessuale ai danni di Eva Sacconago, morta suicida a 26 anni poche settimane dopo i fatti contestati alla religiosa. Chiesta la perizia sui diari e sugli appunti della vittima, istanza avanzata dal sostituto pg di Milano, Daniela Meliota.

Eva Sacconago: il caso torna in aula

Il primo grado di giudizio a carico di Maria Angela Farè, ex suora imputata di violenza sessuale nei confronti di Elisa Sacconago, si era concluso con una condanna a tre anni e mezzo di reclusione.

Si torna in aula per il secondo grado, in cui il sostituto pg di Milano Daniela Meliota punta a riaprire l’istruttoria con la richiesta di una perizia psicologica fondata sull’analisi di diari, biglietti e messaggi ricevuti dalla vittima per dimostrarne lo stato di soggezione e vulnerabilità. Una sorta di testimonianza post mortem che potrebbe avere un peso specifico notevole sul bilancio del processo d’appello.

Eva Sacconago si suicidò nel 2011, e avrebbe subito abusi sessuali per anni, dal 2002 sino a poche settimane prima della sua morte.

Nei diari il racconto dell’orrore

In primo grado fu esclusa la responsabilità della congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice, cui apparteneva Maria Angela Farè. La procura generale punta a dimostrare i reati di stalking e violenza privata.

Proprio dai diari, da decine di mail e messaggi inviati dall’imputata alla Sacconago emergerebbero chiare evidenze delle vessazioni e del legame anomalo tra loro. La difesa dell’ex religiosa si è attestata sulla tesi del rapporto consenziente tra le due.

La Farè ha trascorso un periodo agli arresti domiciliari e subito un ricovero all’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere (Mantova), poi è tornata in libertà.

Relazione morbosa

Teatro dei fatti l’oratorio di Sant’Edoardo, a Busto Arsizio. Tra l’allora suora e la giovanissima Eva Sacconago si sarebbe instaurato un rapporto ossessivo, tradotto in un attaccamento morboso da parte della religiosa (più giovane della ragazza di 23 anni).

Centinaia di bigliettini romantici avrebbero “avviluppato la quindicenne in un bozzolo di parole che conduceva a una totale confusione circa il significato di ‘amore’“, scrivono i giudici, nero su bianco, nelle motivazioni della sentenza di primo grado.

La scoperta dell’orrore

I genitori della ragazza, Roberto Sacconago e Giovanna Bozzolini, si erano accorti che qualcosa non andava. Il sospetto avrebbe iniziato ad assumere il prepotente contorno della macabra realtà nel 1998, quando la madre di Eva, non vedendola arrivare in tempo per la cena, l’aveva cercata in oratorio scoprendola nella camera della suora.

“Suor Mary” e “Mamma Mary” alcuni dei nomignoli ascrivibili alla Farè sui biglietti sconvolgenti trovati dalla donna nei diari della figlia. Alcuni degli scritti dall’inequivocabile contenuto intimo.