Ragazza 11enne salvata dalla polizia: il rapitore voleva ucciderla e smembrarla

Una corsa contro il tempo e il massiccio impiego di forze alla ricerca di una ragazza scomparsa, finita nelle mani di un uomo che, secondo le ricostruzioni, avrebbe voluto ucciderla con una balestra e fare a pezzi il suo corpo se i genitori non avessero pagato il riscatto.

Pubblicato da Giovanna Tedde Giovedì 8 marzo 2018

Ragazza 11enne salvata dalla polizia: il rapitore voleva ucciderla e smembrarla

Una ragazza 11enne è stata salvata dalla polizia: un 59enne l’aveva rapita per ucciderla e smembrarla. I fatti si sono svolti in Russia, dove un ingente dispiegamento di forze ha permesso di portare a termine con successo la drammatica corsa contro il tempo. La minore era stata prelevata fuori dalla scuola, ammanettata e legata nell’appartamento del suo rapitore. L’uomo avrebbe pianificato una richiesta di riscatto ai genitori e, in caso di fallimento della trattativa, era pronto ad ammazzarla e farla a pezzi.

Il nonno aguzzino avrebbe potuto ucciderla

La ricostruzione degli inquirenti ha cristallizzato una dinamica dell’orrore che i familiari ritengono impossibile da immaginare. Il 59enne, che la stampa sostiene essere un nonno, l’avrebbe prima ammanettata, poi condotta in casa sua prima di trasferirla in un altro luogo da cui attivare la richiesta di riscatto ai genitori.
Sembra che volesse raggiungere Mosca, per mettere in scena la seconda parte del suo diabolico piano che, in ultima istanza, contemplava persino l’ipotesi di ucciderla e smembrarla.

Colossale caccia all’uomo

Sarebbero 1.340 i poliziotti impiegati nell’imponente caccia all’uomo, che si è tradotta in una letterale corsa contro il tempo per salvare la ragazzina. Hanno setacciato le abitazioni della città, 120mila abitanti, alla ricerca di una traccia del passaggio del rapitore e della sua vittima.
Disperato l’appello dei genitori, che tramite i social avevano chiesto aiuto a chiunque potesse fornire un’indicazione utile al ritrovamento della figlia.

La telefonata alla madre

Soltanto il secondo giorno della sua prigionia la piccola sarebbe stata in grado di accedere al suo telefonino per chiamare la madre e informarla del rapimento.
Stando a quanto emerso dalle ricostruzioni, l’autore del folle progetto l’avrebbe presa di mira con la convinzione che la famiglia fosse facoltosa e potesse pagare un lauto riscatto.
Il suo piano, però, è fallito grazie al provvidenziale intervento delle forze di polizia e di decine di volontari. La paura per l’enorme campagna di ricerche avrebbe fatto sì che, a cinque giorni dal rapimento, facesse qualche errore e mettesse gli inquirenti alle sue costole.
Una volta giunti davanti all’abitazione del 59enne, gli agenti avrebbero incontrato una forte resistenza nell’ispezionare i locali. Le urla disperate della ragazza hanno permesso di individuarla.
Sull’11enne non ci sarebbero evidenze di violenza sessuale. I genitori, chiamati a testimoniare, hanno detto di aver visto spesso l’uomo aggirarsi in città, ma che non avrebbe mai avuto comportamenti degni di sospetto. Tratto in arresto, rischia ora 12 anni di carcere per sequestro di minore.