Punta da una rosa in giardino, 43enne contrae batterio killer

La donna aveva archiviato il piccolo incidente domestico come insignificante, salvo poi manifestare gravissimi sintomi nei giorni successivi. La diagnosi non ha dato respiro ad altre ipotesi: si trattava del batterio Clostridium septicum.

Pubblicato da Giovanna Tedde Martedì 11 settembre 2018

Punta da una rosa in giardino, 43enne contrae batterio killer

Punta da una rosa in giardino, contrae un batterio killer: protagonista una 43enne. Un banale fatto, comune al quotidiano di tante persone, si è trasformato in un vero e proprio calvario per la statunitense Julie Broude. Il drammatico epilogo dell’incidente dopo qualche giorno dall’accaduto.

Batterio killer contratto in giardino

Julie Broude, 43 anni, residente negli USA, è rimasta coinvolta in un caso che, da banale incidente come tanti, si è tradotto in un calvario. Un risvolto del tutto inaspettato per la donna, protagonista di una situazione che purtroppo non è così infrequente come si potrebbe pensare.

La 43enne è stata punta su un fianco da una rosa del suo giardino, fatto a cui non ha prestato la minima attenzione e che ha liquidato velocemente come insignificante.

Ma pochi giorni dopo l’accaduto ha iniziato ad accusare un sempre più forte malessere, che l’ha costretta a ricorrere alle cure ospedaliere. In quel piccolo taglio si è sviluppata una severa infezione che stava mandando in cancrena gamba e gluteo.

A prendere in carico il suo caso è stato l’ospedale Yale New Haven Hospital, in cui è stata ricoverata dopo aver ricevuto una diagnosi shock: ha contratto un batterio killer.

La donna è entrata in coma a causa del Clostridium septicum, batterio che spesso si trova nel terreno e che è stato responsabile della gravissima infezione.

Salva per miracolo

Le speranze di sopravvivenza della paziente sono apparse da subito piuttosto ridotte, e i medici hanno fatto di tutto per scongiurare il peggio. Sottoposta a numerosi interventi per l’asportazione dei tessuti ormai devastati dal batterio, è riuscita a salvarsi e ha persino evitato l’amputazione dell’arto.

Un vero e proprio miracolo, se si pensa che la mortalità in casi come questo si attesta intorno al 97%. A permetterle di scampare a un epilogo nefasto sarebbe stato un controllo di routine che ha innescato il campanello d’allarme su alcune anomalie nei risultati delle analisi.