Puglia, scoperto casolare-lager per far prostituire donne: sei arresti

Costrette a vivere in condizioni disumane in uno stabile in provincia di Foggia. Tutte straniere, tutte schiave del sesso sottomesse con minacce e percosse dai loro aguzzini.

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    Puglia, scoperto casolare-lager per far prostituire donne: sei arresti

    Agghiacciante scoperta nel Foggiano: un casolare-lager per far prostituire donne straniere. Sei arresti, è questo il bilancio dell’operazione dei Carabinieri del Comando provinciale della città pugliese. Vittime asservite ai loro aguzzini, sottomesse con minacce e botte e costrette a una vita in condizioni disumane.

    Blitz dei Carabinieri: il lager nella campagne del Foggiano

    Dalle prime ricostruzioni delle forze dell’ordine, dieci donne (tutte giovanissime e di nazionalità bulgara) sarebbero state costrette a una vita di stenti, minacce e percosse sullo sfondo del loro sfruttamento sessuale.

    Un vero e proprio lager, quello scoperto dai militari della Compagnia provinciale di Foggia, ricavato in un casolare in aperta campagna, a Marina Lesina.

    Alle ragazze, preda di condizioni igieniche disumane, sarebbe stato imposto un ‘minimo’ di prestazioni quotidiane tale da far incassare alla rete criminale che ne gestiva il traffico almeno 100 euro al giorno.

    Sei le persone arrestate per sfruttamento della prostituzione

    In manette sono finite sei persone, accusate a vario titolo di induzione, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Potrebbe configurarsi anche il reato di riduzione in schiavitù, ipotesi al vaglio della magistratura.

    Gli arrestati sono un italiano di 73 anni (proprietario del casolare) e cinque cittadini connazionali delle vittime ( tra cui tre donne).

    Le condizioni del casolare-lager in provincia di Foggia

    Filo spinato tutto intorno, stanze anguste e luride, più simili a prigioni, in cui le donne sarebbero state rinchiuse senza possibilità di uscire.

    All’interno di quelle camere da letto improvvisate, una lampadina, una stufa e nessuna fonte di luce esterna. Niente finestre, secondo l’accusa, affinché si scongiurasse del tutto il rischio di fuga.

    L’input per le indagini sarebbe arrivato grazie alla segnalazione di una 20enne che, dopo un incontro con un cliente, approfittando del passaggio si sarebbe precipitata in caserma per sporgere denuncia su quanto si stava consumando in quello stabile.

    Donne nella rete dei criminali

    La ragazza avrebbe raccontato agli inquirenti il modus operandi degli aguzzini. Ne sarebbe emerso un preciso quadro, che ha permesso di tracciare le modalità di contatto tra gli sfruttatori e le giovani vittime.

    In Bulgaria, un connazionale le avrebbe proposto un viaggio della speranza in Italia, con la promessa di una stabilità economica con un lavoro sicuro e ben retribuito. La mansione descritta alle donne era quella di collaboratrice domestica.

    Ma al loro arrivo sul suolo italiano, si sarebbe materializzato il peggiore degli incubi: in Puglia, un secondo cittadino bulgaro avrebbe sottratto documenti e telefoni alle ragazze, per poi costringerle a prostituirsi.