Poliziotto arrestato per cannibalismo rinuncia alla battaglia per la custodia della figlia

'Quel che trovò, la sconvolse. C'erano chat con altre persone sul cannibalismo e la schiavitù e stavo usando foto di donne e cose del genere', ha raccontato Valle.

Pubblicato da Beatrice Elerdini Lunedì 14 maggio 2018

Poliziotto arrestato per cannibalismo rinuncia alla battaglia per la custodia della figlia
Foto Twitter

Gilberto Valle, il poliziotto che fu arrestato e condannato nel 2013 per tendenza al cannibalismo, dopo la denuncia della moglie, dopo 21 mesi è stato rilasciato poiché il giudice ha ritenuto le conversazioni intrattenute dall’uomo nelle chat online ‘esclusivamente fantasie sessuali di uomo’. Nei giorni scorsi ha tuttavia rinunciato a un’altra battaglia che stava portando avanti da quando è stato arrestato, ovvero quella per ottenere la custodia di sua figlia di 6 anni.

Dalle chat intercettate dalla moglie prima della sua denuncia nei confronti del marito Gilberto Valle, soprannominato poi ‘Cannibal Cop’, è emerso che l’uomo aveva progettato di uccidere e mangiare 100 donne. La moglie Kathleen Mangan, 32enne, aveva iniziato a insospettirsi del comportamento del marito, perché era sempre incollato al pc, soprattutto durante la notte. La donna ha deciso allora di installare degli spyware sul computer: ciò che è emerso era agghiacciante. ‘Inizialmente pensava che la tradissi. Ma quel che trovò, la sconvolse. C’erano chat con altre persone sul cannibalismo e la schiavitù e stavo usando foto di donne e cose del genere’, ha raccontato Valle che aveva creato un account ‘Girlmeat Hunter’ su un sito web per feticisti. ‘Avevo qualcosa di sbagliato. Mi ero avvicinato al cannibalismo e al mondo del BDSM, fondamentalmente solo per la dominazione. E ci sono siti web che si occupano di questo genere di cose’, ha spiegato l’ex poliziotto al DailyMail TV in un’intervista all’inizio di quest’anno.

Kathleen era convinta che il marito, se fosse rimasto libero, sarebbe arrivato a uccidere e mangiare anche lei. Di lì la decisione della donna di denunciare il marito, che poi fu arrestato nel 2012. Da allora, parallelamente al processo nei confronti dell’uomo, è stata attivata una causa per la custodia della figlia della coppia, Josephine. La donna, mentre il marito era in carcere, gli ha presentato anche le carte per il divorzio.

Di recente è arrivata la sentenza che ha scagionato inaspettatamente Valle, nonostante ciò l’uomo ha scelto di non portare avanti la causa per ottenere la custodia della figlia, per via del costo troppo alto delle spese legali che l’ex agente deve versare all’ex moglie (circa 50.000 dollari).