Pisa, muore sotto un treno dopo aver incendiato l’auto del pedofilo che abusava di lui

C'è una svolta nel giallo del 19enne travolto e ucciso da un treno a Riglione, nei pressi di Pisa, lo scorso 21 dicembre. Era emerso che il ragazzo scappava con un amico, dopo aver dato alle fiamme una vettura. A distanza di alcuni mesi, arriva un clamoroso fermo.

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    Pisa, muore sotto un treno dopo aver incendiato l’auto del pedofilo che abusava di lui

    Il 19enne morto sotto un treno a Riglione (Pisa), scappava dopo aver incendiato l’auto del pedofilo che abusò di lui. C’è una svolta nel caso di quel drammatico incidente, in pate avvolto nel mistero. Insieme a un amico, il ragazzo correva dopo aver dato alle fiamme la macchina, appartenente a un 75enne arrestato questa mattina dalla Squadra Mobile.

    La fuga poi la morte sotto un treno a Riglione

    Vittima del drammatico incidente è un giovane di 19 anni, che lo scorso 21 dicembre ha perso la vita a Riglione, nei pressi di Pisa, travolto da un treno.

    Poco prima, insieme a un amico, aveva dato fuoco a un’automobile. Sembra dissolversi ora una parte di quel giallo che ha avvolto l’accaduto per mesi.

    La Squadra Mobile, infatti, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per un 75enne, accusato di reati di pedofilia. Che legame c’è con il caso di Pisa?

    L’uomo avrebbe abusato anche della vittima 19enne. Secondo l’inchiesta, entrambi i giovani autori del rogo furono sottoposti ad abusi quando erano ancora minorenni, proprio dall’uomo fermato.

    Le indagini sul presunto pedofilo partite nel 2016

    Il 75enne arrestato era finito nel fuoco investigativo con un’inchiesta della polizia avviata nel 2016, dopo la segnalazione di presunti abusi sessuali subiti nel 2010 da un giovane marocchino.

    L’uomo si sarebbe presentato alla vittima (allora 13enne) sostenendo di avere contatti nel mondo del calcio e promettendo provini per i settori giovanili di squadre di serie A.

    Un resoconto che altri tre ragazzi avrebbero fatto in maniera del tutto simile per denunciare altrettanti casi di violenza, con una dinamica identica e con un unico soggetto indicato come responsabile.

    Ma i quattro non sarebbero i soli ad aver subito quelle morbose attenzioni: ci sarebbero altri episodi non ancora emersi, nella cui eventuale testimonianza gli inquirenti confidano.

    Il movente dell’atto vandalico di cui si sono resi protagonisti i due ragazzi il 21 dicembre scorso sarebbe, dunque, da ascrivere a una vendetta contro il pedofilo.