Picchia la compagna malata di tumore: 44enne condannato a due anni

L'imputato non avrebbe mostrato il minimo pentimento per la sua condotta, nemmeno davanti alla grave situazione di salute della vittima. Quest'ultima ha trovato il coraggio di denunciarlo e trascinarlo in tribunale.

Pubblicato da Giovanna Tedde Venerdì 10 agosto 2018

Picchia la compagna malata di tumore: 44enne condannato a due anni

Una condotta spietata e senza scrupoli, quella attribuita a un 44enne che avrebbe picchiato la compagna malata di tumore, al culmine di un vortice di vessazioni e atti di stalking. Pedinata, minacciata di morte e infine percossa, non l’avrebbe risparmiata nemmeno davanti alla grave malattia che l’ha colpita.

Malata di tumore e vittima del compagno

Sarebbe stato un vero inferno: quel rapporto con il compagno, ormai logorato, si sarebbe concluso non senza strascichi violenti che hanno portato a un processo e ad una condanna.

Vittima una donna, malata di tumore, vessata dal suo ex, un operaio 44enne, accusato di stalking e percosse e condannato dal Tribunale di Chieti a due anni di reclusione (pena sospesa) e al pagamento di un risarcimento di 10mila euro alla vittima.

Nella sentenza, il giudice Andrea Di Bernardino ha così precisato: “La pena non può essere quella minima: il fatto è grave, perché l’imputato ha mostrato il tipico atteggiamento predatorio, a cui si è aggiunta un’inaudita insensibilità verso le condizioni della vittima, affetta da patologia tumorale e sottoposta a terapie fisicamente e psicologicamente stressanti”.

Un caso shock, come quello che ha visto protagonista una giovane donna incinta, brutalmente aggredita e uccisa dal suo ex con modalità bestiali.

Un vortice di violenze

I due si sarebbero conosciuti nel 2016, e avrebbero iniziato una frequentazione che si era accompagnata al trasferimento dell’uomo di fronte all’appartamento della donna.

La gelosia di lui sarebbe stata da subito un elemento di forte contrasto nella coppia, tanto da indurre la compagna a chiudere il suo profilo sui social e attivarne uno da gestire in duo.

La vittima, separata e madre di tre figli, avrebbe poi ceduto alle insistenze del 44enne, trasferendosi a casa sua. Stando alla versione della donna, le sarebbe stato impedito di contattare telefonicamente i figli e di incontrarli.

Più volte l’avrebbe percossa, intimandole di lasciare la casa, ma una volta conclusa la convivenza, il 44enne non avrebbe desistito dalla condotta persecutoria. Telefonate, messaggi, insulti e minacce per costringerla a tornare da lui e riprendere la relazione.

Il rifiuto di lei avrebbe accentuato la rabbia del suo ex, tanto che si sarebbe dedicato ad attivitò di pedinamento con veri e propri appostamenti sotto l’abitazione. A questo vortice di paura la donna ha deciso di opporre resistenza, denunciando i fatti ai carabinieri e portando l’uomo sul banco degli imputati.

Secondo l’accusa, non sussistono attenuanti generiche per l’imputato, che avrebbe “una personalità negativa, per nulla incline al pentimento e alla revisione critica dei suoi comportamenti”.