Piacenza, ragazzo insultato e licenziato: ‘Se è vero che sei gay ti investo con il muletto’

Per Gabriele Piazzoni, segretario nazionale Arcigay, non si tratta di un caso isolato

Pubblicato da Beatrice Elerdini Venerdì 26 ottobre 2018

Piacenza, ragazzo insultato e licenziato: ‘Se è vero che sei gay ti investo con il muletto’
Foto: Pixabay

Nuovo episodio di maltrattamenti ai danni di un ragazzo gay. E’ successo a Piacenza, tra le mura di una nota azienda locale. Per un mese il giovane è stato aggredito verbalmente dal tutor incaricato di insegnargli il lavoro. Poi il 28enne è stato emarginato e quindi licenziato. ‘Se è vero che sei gay ti investo con il muletto’, avrebbe minacciato il collega. A denunciare la vicenda,  l’Arcigay ‘L’Atomo’ e il Telefono Rosa.

Il tutor non si sarebbe fatto alcun problema a insultare il giovane assunto in presenza di testimoni. Le vessazioni avevano un unico tema: la sua omosessualità. L’atteggiamento persecutorio è iniziato lo scorso 28 settembre e si è concluso in questi giorni con il licenziamento del ragazzo.

Per Gabriele Piazzoni, segretario nazionale Arcigay, è sconfortante che sul posto di lavoro, dove vigono norme ben precise contro le discriminazioni per orientamento sessuale, succedano episodi del genere. Purtroppo per Piazzoni non si tratta di un caso isolato. ‘Di eccezionale in questa vicenda c’è solo il coraggio del ragazzo che anziché subire e vergognarsi ha deciso di denunciare pubblicamente l’accaduto’. Nella maggior parte dei casi infatti, le persone vittime di bullismo e discriminazioni, non hanno la forza di parlare e si chiudono nel silenzio della loro disperazione.

Il segretario nazionale Arciga ha voluto rivolgere un appello al vicepremier Luigi di Maio, affinché consideri l’occupazione una questione non soltanto di numeri, ma anche di persone.

‘Il lavoro che umilia non è lavoro: questo paese ha bisogno non solo di occupazione ma di buona occupazione, di luoghi di lavoro dignitosi e non violenti, in cui le persone lgbti non siano costrette a rendersi invisibili o peggio ancora a rinunciare alla propria occupazione. Il lavoro dovrebbe dare dignità, non toglierla’.

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