Per la Festa della Donna, ripartiamo dalla solidarietà

Amati rubrica Martina Stavolo

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L’8 marzo è un giorno dedicato a tutte noi, alla nostra forza, al nostro cammino verso i diritti, al senso di appartenenza e rivalsa che ha accompagnato la donna per anni e che la accompagna ancora oggi.

Credo nei piccoli semi piantati ogni giorno, nei piccoli passi che fanno i grandi viaggi ed è per questo che mi ritrovo a scriverti oggi pensando a ciò che non è eclatante come una battaglia, ma è eccezionale come una vittoria, incredibilmente banale nel concetto, ma forte nell’effetto: la solidarietà femminile.

Il termine solidarietà indica “un atteggiamento di benevolenza e comprensione che si manifesta fino al punto di esprimersi in uno sforzo attivo e gratuito, teso a venire incontro alle esigenze e ai disagi di qualcuno che abbia bisogno di aiuto”. Una solidarietà che sa di appartenenza e connessione. Quella che spesso non riusciamo proprio a stabilire.

Sento profondamente che per essere forti davvero dovremmo lavorare tutte insieme su questo aspetto. Un qualcosa di cui si parla, su cui però non si lavora, che parte dall’accettazione e dal riconoscimento di noi stesse come creature meravigliosamente imperfette, per poter trasformare il nostro sguardo allo specchio.

Se, come dimostrano gli studi, esiste il contagio emotivo, propongo una pandemia di sguardi clementi che possa partire da noi e contagiarci tutte quante quando ci vediamo ingrassate, stanche, poco in forma o invecchiate, per poterci incontrare in uno sguardo complice che sappia di “come ti capisco sorella! Ci sono passata anche io!”

Ciò che rappresenta invece il nostro fianco scoperto, anche rispetto al mondo maschile che fa gruppo, è il nostro guardarci con severità l’una con l’altra, controllarci nel peso e nelle misure con un centimetro spietato, lì a guardarci “il pelo”, perché tra le capacità indiscusse abbiamo quella che appena ci vediamo siamo in grado di farci uno scanner dettagliato a km di distanza, scanner che poi in amore spesso non funziona.
Scoprire che l’altra è messa meglio – o peggio – di noi diventa quel senso di soddisfazione – o totale fallimento – in grado di trasformarci le giornate.
Vengono a mancare elementi fondamentali come la comprensione, l’accettazione e la tenerezza, prima verso noi stesse e poi verso le altre.

Quello che ti propongo per questa giornata per noi, è di lavorare sul tuo sguardo gentile.

Svegliati e mentre fai la tua morning routine, sciacqua il tuo viso in modo energico e vitale, tampona dolcemente con un asciugamano i tuoi occhi e poi guardati allo specchio.
Se i primi ad arrivare sono pensieri negativi e critici sul tuo naso, sulla tua pelle un po’ imperfetta, arrossata e con qualche bollicina, sul viso stanco, sugli anni che passano, ecco: sorridi e inizia questa giornata dedicata alle donne partendo da te.

Guardati con occhi clementi e comprensivi e di’ allo specchio “Vado bene così, non sono affatto male e oggi sarà una bellissima giornata!”.

Prenditi cura di te, massaggia il tuo viso mentre idrati la tua pelle con una crema dal profumo buono, respira profondamente, indossa un bel sorriso e qualcosa di colorato che ti dia luce.

Ora sarai pronta a donare complicità a tutte le donne che incontrerai, perché sai cosa sta passando ognuna di loro, perché in momenti diversi ci passiamo tutte, e sappiamo cosa significa essere donne.
Allora sii gentile e accogli te stessa e le altre donne nella forza e nella fragilità. Allora sì che questa festa prenderà forma nella vita di tutti i giorni.

Guardiamoci come se ci battessimo ogni volta il cinque e insieme saremo più forti davvero.