Pensiero positivo a ogni costo: gli effetti collaterali dell'ottimismo forzato

La felicità non sempre è nelle nostre mani: non basta essere positivi per raggiungere il successo e l'equilibrio. Bisogna anche saper accogliere la negatività

pensiero positivo

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Quante volte ci è capitato di leggere sulle lavagnette appese alle pareti dei bar un po’ hipster, sul nostro feed di Instagram, tra gli scaffali dei negozi di oggettistica varia frasi che incitano al pensiero positivo? Sogni, sorrisi, vibrazioni positive e ottimismo sono gli ingredienti principali di scritte esteticamente piacevoli che riempiono il vuoto di pareti e profili social e già che ci sono, promuovo un modo di approcciarsi alla vita proattivo e resiliente, per usare parola molto in voga in questi tempi.

Questi slogan, che a furia di essere ripetuti e replicati hanno perso completamente il loro significato, nascondo però un’insidia: quella del positive thinking a ogni costo. Ci inducono infatti a pensare che la soluzione a tutti i nostri problemi (e quindi anche la causa) siamo noi stessi e la chiave per la felicità sta tutta nel modo in cui pensiamo, agiamo e pianifichiamo. Questo atteggiamento, alla lunga, può essere addirittura nocivo.

Scritta "Think positive" in rosso su fondo bianco
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Pensiero positivo: per essere felici basta davvero volerlo?

La Psicologia umanistica teorizzata da Abraham Maslow e Carl Rogers negli anni ’70 che si basava sulle potenzialità dell’essere umano e sulla sua autostima, è stata man mano semplificata, diventando materia per programmi motivazionali.

Il risultato è un ottimismo tra l’irrazionale e l’irragionevole che ci fa scollegare dalla realtà poiché omette completamente fattori negativi, ostacoli impossibili da superare e fallimenti, con conseguente frustrazione.

Ma non solo: la psicologia positiva tende a mettere totalmente nelle nostre mani il nostro successo. Sicuramente le nostre scelte e azioni possono portarci al raggiungimento dei nostri obiettivi, ma bisogna tenere conto di molti fattori esterni. Incontri, tempismo, casualità sono elementi fondamentali per il successo e, purtroppo, spesso non controllabili o prevedibili.

Inoltre, certe situazioni difficili o drammatiche travolgono la vita di una persona senza che questa possa farci niente per evitarlo: la perdita o la malattia di una persona cara, un incidente, un imprevisto sul lavoro sono solo alcuni esempi di casi in cui per quanto si possa riporre fiducia nelle proprie capacità e nel pensiero positivo, bisogna avere a che fare anche con la negatività.

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La negazione dei sentimenti negativi

Volere solo vibrazioni positive nella vita è lecito ma irrealistico. Rabbia, frustrazione, tristezza, impotenza sono sentimenti che non dobbiamo negare, ma accogliere e vivere.

Negarci in nome della positività di provare determinate emozioni può essere assolutamente controproducente perché crea un forte senso di colpa. Per una persona ansiosa o affetta da depressione poi, non riuscire a rispettare i comandi della dittatura del pensiero positivo può innescare pensieri di inadeguatezza ancora più potenti e svilenti.

Se ci sentiamo di star vivendo un momento complesso, se siamo abbattuti o affaticati, l’unico modo per trovare un equilibrio è affrontare il dolore e acquisire consapevolezza. Comprendere a che punto siamo della nostra vita, cosa ci circonda e anche ciò che proviamo sono un modo per capirci e conoscere ciò di cui abbiamo davvero bisogno per stare bene.

La vera forza non sta nel pensare che esista solo la positività, ma nella capacità di reagire agli urti per migliorarsi e crescere.

Good vibes only
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Il sano ottimismo

Il pensiero positivo è dunque un imperativo che ci circonda che abbiamo visto esplodere con la pandemia. Cogliere le opportunità che ci ha dato la quarantena, rivedere le nostre priorità per quando tutto sarà tornato normale, pensare alla fortuna che abbiamo a poterci permettere di vivere in case accoglienti: tutti pensieri giusti, se non che abbiano completamente eliminato tutta quella serie di reazioni opposte, del tutto lecite, che ci ha suscitato la grave situazione sanitaria mondiale.

Non esiste un giusto o sbagliato, esiste la soggettività. Come soggettiva è la visione positiva e la capacità di trasformare le emozioni che si provano. Non riuscire a vedere il lato positivo delle cose non è un difetto e pensare a chi sta peggio non è la chiave della nostra felicità.

Sicuramente, però, avere un atteggiamento rivolto al futuro aiuta nelle situazioni più difficili: avere un ottimismo equilibrato che sa trovare realistici risvolti positivi nella realtà è un atteggiamento del tutto sano. L’importante è non sentirsi mai inadeguati per quello che siamo.

be optimistic
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Parole di Carlotta Tosoni

"Una cosa bella è una gioia per sempre" diceva John Keats. Provo ad applicare questi versi nella pratica cercando e studiando tutto ciò che è esteticamente e intellettualmente interessante. Infatti arte, bellezza e comunicazione sono sempre stati la mia guida nello studio, nel lavoro e nella vita: ricercare contenuti validi da esprimere in maniera piacevole e da comunicare efficacemente. Solo così si può provare a cambiare le cose. La mia formazione è stata economica e artistica, la scrittura il mio mezzo preferito per raccontare il mondo, le mie passioni la storia dell’arte, il beauty, lo sport. Dal 2020, collaboro con Alanews nella produzione di contenuti per il network Deva Connection.