Pensiero positivo a ogni costo: gli effetti collaterali dell'ottimismo forzato

La felicità non sempre è nelle nostre mani: non basta essere positivi per raggiungere il successo e l'equilibrio. Bisogna anche saper accogliere la negatività e le sue sfumature...

insidie pensiero positivo

Foto Shutterstock | Josep Suria

Quante volte abbiamo letto frasi che incitano al pensiero positivo? Sogni, sorrisi, vibrazioni che invitano all’ottimismo sono gli ingredienti principali di scritte dal sapore piacevole che riempiono il vuoto di pareti e profili social e, già che ci sono, promuovo un approccio proattivo e resiliente alla quotidianità.

Questi slogan, spesso privati del loro significato a furia di essere ripetuti in meccanicamente, nascondo un’insidia: il positive thinking ad ogni costo. Ci inducono infatti a pensare che la soluzione a tutti i nostri problemi (e quindi anche la causa) siamo noi stessi, e che la chiave della felicità sia tutta nel nostro modo pensare, agire, pianificare. Questo atteggiamento, alla lunga, può essere controproducente se non addirittura nocivo…

Pensiero positivo: per essere felici basta davvero volerlo?

La Psicologia umanistica teorizzata da Abraham Maslow e Carl Rogers negli anni ’70, fondata sulle potenzialità dell’essere umano e sulla sua autostima, è stata man mano semplificata fino a diventare materia per programmi motivazionali in una sorta di “guida all’essere felici” che non sempre azzecca il nodo della questione.

Il risultato è un ottimismo sospeso tra l’irrazionale e l’irragionevole che ci fa scollegare dalla realtà poiché omette completamente fattori negativi, ostacoli impossibili da superare e fallimenti, con un conseguente limbo di frustrazione dovuto a un approccio spesso miope e incapace di cogliere variabili e sfumature esterne al nostro Io.

Ma non solo: la psicologia positiva tende a mettere totalmente nelle nostre mani il nostro successo. Sicuramente le nostre scelte e azioni possono portarci al raggiungimento dei nostri obiettivi, ma bisogna tenere conto di molti fattori terzi. Incontri, tempismo, casualità sono elementi fondamentali per arrivare a un risultato sperato e, purtroppo, spesso non sono controllabili o prevedibili.

Inoltre, certe situazioni difficili o drammatiche travolgono la vita di una persona senza che questa possa far niente per evitarlo: la perdita o la malattia di una persona cara, un incidente, un imprevisto sul lavoro sono solo alcuni esempi di casi in cui, per quanto si possa riporre fiducia nelle proprie capacità e nel pensiero positivo, si arriva ad avere a che fare anche con una negatività difficile da domare.

La negazione dei sentimenti negativi

Volere solo vibrazioni positive nella vita è lecito, ma del tutto irrealistico. Rabbia, frustrazione, tristezza, impotenza sono sentimenti che non dobbiamo negare, ma accogliere e vivere.

Negare simili emozioni può essere assolutamente controproducente perché crea un forte senso di colpa. Per una persona ansiosa o affetta da depressione poi, non riuscire a rispettare i comandi del pensiero positivo può innescare pensieri di inadeguatezza ancora più potenti e svilenti. E il rischio di un cortocircuito esistenziale si fa davvero concreto.

Se ci sentiamo immersi in un momento complesso, abbattuti o affaticati, l’unico modo per trovare un equilibrio è affrontare il dolore e acquisire consapevolezza. Comprendere a che punto siamo della nostra vita e delle nostre emozioni, cosa ci circonda e anche ciò che proviamo sono gli ingredienti per capirci e conoscere ciò di cui abbiamo bisogno per stare bene.

La vera forza non sta nel pensare che esista solo la positività, ma nella capacità di reagire agli urti per migliorarsi e crescere. Accettando anzitutto la negatività.

Il sano ottimismo

Il pensiero positivo è un imperativo che abbiamo visto esplodere con la pandemia. Cogliere le opportunità che ci ha dato la quarantena, rivedere le nostre priorità per quando tutto sarà tornato normale, pensare alla fortuna che abbiamo nel vivere in case accoglienti: tutti pensieri giusti, se non che abbiano completamente eliminato tutta quella serie di reazioni opposte, del tutto lecite, che ci ha suscitato la grave situazione sanitaria mondiale.

Non esiste un giusto o sbagliato, esiste la soggettività. Come soggettive sono la visione positiva e la capacità di trasformare le emozioni che si provano. Non riuscire a vedere il lato positivo delle cose non è un difetto e non sempre pensare a chi sta peggio è la chiave della nostra felicità.

Sicuramente, però, avere un atteggiamento rivolto al futuro aiuta nelle situazioni più difficili: avere un ottimismo equilibrato che sa trovare realistici risvolti positivi nella realtà, fatta di tanti inevitabili riflessi negativi, è un atteggiamento del tutto sano. L’importante è non sentirsi mai inadeguati per quello che siamo.

Parole di Giovanna Tedde