Partorire in casa: i pro e i contro

Si può partorire a casa propria ma ci devono essere dei requisiti sanitari essenziali: la gravidanza deve procedere nel migliore dei modi e la mama e il nascituro non devono avere nessun tipo di problema

neonato

 
Un tempo i parti avvenivano in casa. Non è passato molto tempo da quando le donne partorivano nelle loro abitazioni, chiamando la “levatrice”. E’ in aumento il numero di gestanti che sceglie di partorire a casa propria, come accadeva fino ad alcuni decenni fa.
 
E’ leggermente in aumento il numero di parti che avvengono tra le mura domestiche. Il numero di donne che decide di dare alla luce il proprio bimbo nella propria abitazione si aggira intorno ai 1500 casi l’anno. Non è proprio corretto dire che si tratta di libera scelta: ci devono essere dei precisi parametri sanitari per permettere alla gestante di partorire in casa.
 
La gravidanza deve proseguire senza alcun problema di salute, la gestante deve essere perfettamente sana: pressione sanguigna nella norma, non deve essere anemica, e tutti gli esami eseguiti durante la gravidanza non devono aver rilevato nessun tipo di disturbo.
Il bambino deve aver avuto uno sviluppo regolare, deve essere posizionato a testa in giù e il travaglio deve essere iniziato in maniera spontanea e non prima della 38° settimana.
 
L’ultimo requisito che permette il parto in casa è questo: l’ospedale deve essere raggiungibile in meno di mezz’ora, perché nel 10 % dei casi capitano delle complicazioni, non affrontabili tra le mura di casa.
 
Il parto in casa avviene con l’aiuto di due ostetriche e costa più di 1000 euro; in alcune città è gratuito e in altre il costo viene quasi del tutto rimborsato dall’ASL.
 
Per conoscere in quali strutture è prevista l’ assistenza per il parto domiciliare dovete vistare questo sito: www.nascereincasa.it
 
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Parole di Irene

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