Pamela Mastropietro, intercettazioni choc in carcere: due nigeriani parlano di cannibalismo

Sul caso della 18enne uccisa e fatta a pezzi a Macerata emergono dettagli e ipotesi inquietanti. Non ultima l'intercettazione sconvolgente di una conversazione tra due dei tre indagati per il brutale omicidio.

Pubblicato da Giovanna Tedde Martedì 24 aprile 2018

Pamela Mastropietro, intercettazioni choc in carcere: due nigeriani parlano di cannibalismo
Foto / ansa

Intercettazioni choc in carcere sul caso di Pamela Mastropietro. Due nigeriani parlano di cannibalismo, e di come sarebbe stato possibile far sparire il cadavere della ragazza. Il suo corpo fu trovato in due trolley, e per l’omicidio il principale accusato è Innocent Oseghale. A parlare, intercettati, sono Desmond Lucky e Lucky Awelima, i cui nomi sono entrati prepotentemente nell’inchiesta.

Desmond Lucky e Lucky Awelima parlano dell’omicidio

Desmond Lucky e Lucky Awelima sono in cella nella casa circondariale di Montacuto (Ancona). Nel difficile lavoro d’inchiesta sull’omicidio di Pamela Mastropietro si innestano le intercettazioni choc delle loro conversazioni in carcere.
L’ultima di queste rimanda a un presunto atto di cannibalismo con cui Innocent Oseghale, il nigeriano principale accusato dell’esecuzione materiale del delitto, avrebbe potuto far sparire parti dei resti della giovane.
“Sono stato un Rogged (appartenente ad un’organizzazione criminale, ndr), le cose che sono successe sono cose da bambini… abbiamo già fatto cose terribili”. Sono le parole di Desmond Lucky, rivolte a Lucky Awelima, coindagato per omicidio, vilipendio e occultamento di cadavere.
Secondo loro, Oseghale avrebbe potuto far sparire il corpo della ragazza sezionandolo e gettandone parte nel wc, poi conservando il resto nel congelatore per consumarlo in un secondo momento.
Il Gip Giovanni Manzoni ha evidenziato il contenuto di questa intercettazione, e nell’ordinanza di applicazione della misura cautelare per diversi reati di spaccio a carico dei tre indagati, ha sottolineato l’elevato rischio che i fermati, qualora non sottoposti a misura detentiva, potrebbero reiterare le condotte criminali.
Poco tempo fa era balzata alle cronache l’ipotesi di un rito voodoo dietro il brutale assassinio della giovane, pista poi abbandonata.