Il disordine fa male, lo dice la scienza

Siamo stressati perché c'è disordine, o c'è disordine perché siamo troppo stressati per affrontarlo? Ecco, la risposta degli studiosi

Ragazza stupita

Foto Shutterstock | Roman Samborskyi

Se l’ingresso di casa è così disordinato che non riusciamo a trovare neppure le chiavi dell’auto, allora vuol dire che probabilmente il disordine ci sta stressando più di quanto non crediamo. Un recente articolo del New York Times esamina, attraverso diversi studi, il legame che intercorre tra disordine domestico e stress emotivo, evidenziando come le case più disordinate sono correlate a livelli di stress più elevati. E che questo effetto è più diffuso tra le donne, rispetto agli uomini, anche in contesti di coabitazione.

Il disordine aumenta i livelli di cortisolo: soprattutto nelle donne!

Da uno studio del 2010, che ha preso in esame le coppie sposate di Los Angeles con doppio reddito e un bambino in età scolare, è emerso come il livello di cortisolo, noto anche come ormone dello stress, fosse più elevato nelle donne che pensavano che le loro case fossero disordinate. In confronto, la maggior parte degli uomini non percepiva la casa come disordinata, di conseguenza i livello di cortisolo tendava a diminuire nel corso della giornata.

Mentre le donne che erano responsabili di più lavori domestici continuavano a sentirsi stressate anche una volta tornate a casa, gli uomini erano in grado di rilassarsi, con una diminuzione evidente dei livelli di cortisolo. Sebbene queste coppie condividessero le stesse case, avevano percezioni radicalmente diverse sul livello di disordine degli spazi domestici.

Chi procrastina, tende a essere più disordinato: lo dice uno studio

Un’altra scoperta interessante che potrebbe spiegare la sfida apparentemente insormontabile del disordine? Un altro studio, riportato sempre dal New York Times, ha evidenziato un nesso tra procrastinazione e disordine. Coloro che tendono a rinviare compiti spiacevoli da svolgere, come pagare le bollette, rimandano anche il momento di mettere in ordine gli spazi domestici.

Tenendo conto dei risultati di entrambi gli studi, non possiamo che porci una domanda: siamo stressati perché c’è disordine, o c’è disordine perché siamo troppo stressati per affrontarlo? Oppure, entrambe le situazioni creano un circolo vizioso che consente alla nostra pila di documenti, vestiti, libri e bollette di crescere continuamente?

Home Decluttering? Meglio farlo insieme a qualcuno!

In risposta ai risultati del primo studio, l’autore principale Darby Saxbe, professore di psicologia presso l’Università della California meridionale, suggerisce alcuni consigli di decluttering che farebbero rabbrividire la guru giapponese Marie Kondo. Saxbe sostiene che quando tocchiamo un oggetto, ci sentiamo in qualche modo legati ad esso e, di conseguenza, diventa difficile liberarsene.

Quindi, invece di raccogliere un oggetto per vedere se “suscita gioia”, dovremmo farlo fare a un amico o al partner, prima di decidere se tenerlo o eliminarlo. Secondo l’autore dello studio, diventare un acquirente consapevole è un fattore che può aiutare nel tenere in ordine la casa. Infatti, una volta che gli oggetti entrano in casa, è più difficile separarsene, quindi è meglio fare attenzione a ciò che acquistiamo.

Il segreto è dividere i compiti in modo equo!

Oltre ad apprendere alcuni trucchi per lasciare andare il disordine emotivo e seguire il metodo famoso in tutto il mondo di Marie Kondo, trovare un modo per condividere meglio il fardello del disordine potrebbe essere un punto di svolta. Uno dei più risultati più evidenti di questi studi è che per le coppie eterosessuali in generale, gli uomini semplicemente non percepiscono lo stress del disordine. Una possibile soluzione? dividere le faccende domestiche in modo equo. Questo non significa necessariamente che una divisione a metà sia ciò che funziona meglio, ma far sì che il nostro partner e i figli si assumano parte della responsabilità del decluttering potrebbe aiutare.

Lo sapevate che il riordino è anche un lavoro emotivo?

Negli ultimi anni, si è parlato molto del concetto di “lavoro emotivo”, un termine coniato dalla sociologa Arlie Hochschild, che si traduce in “il lavoro invisibile e non retribuito che facciamo per mantenere coloro che ci circondano a proprio agio e felici“. In superficie, l’atto di decluttering è un lavoro fisico, ma come suggeriscono questi studi, può anche costituire un lavoro emotivo. Considerando la connessione tra stress e disordine, decidere una più equa divisione dei lavori domestici sembra ancora più importante per il nostro benessere psicologico ed emotivo.

Parole di Linda Pedraglio

Mi chiamo Linda Pedraglio. Sono nata e cresciuta in un piccolo paese vicino al lago di Como, ma, fra studio e lavoro, ho avuto modo di vivere città diverse: l’Erasmus a Helsinki, gli anni dell’università a Milano, il corso di giornalismo a Firenze. Sogno una piccola casa sul lago, piena di libri, che sono il mio affaccio sul mondo, e un orto di pomodori e peperoncini. Attualmente, collaboro con Alanews nella produzione di contenuti per il network Deva Connection, dove mi occupo di donne, salute e benessere, con qualche incursione nel percorso di emancipazione femminile.

Visita il profilo web dell'autore