Omicidio Marco Vannini: Antonio Ciontoli condannato a 5 anni, pena ridotta in appello

Reato derubricato da omicidio volontario con dolo eventuale a omicidio colposo. Confermate le pene a 3 anni per moglie e figli del Ciontoli, nuovamente assolta dall'accusa di omissione di soccorso Viola Giorgini.

Pubblicato da Giovanna Tedde Mercoledì 30 gennaio 2019

Omicidio Marco Vannini: Antonio Ciontoli condannato a 5 anni, pena ridotta in appello
Foto: Ansa

Non poteva andare peggio per mamma Marina e papà Valerio, genitori di Marco Vannini. La sentenza d’appello nell’ambito del processo sulla morte del ragazzo ha visto la pena a carico di Antonio Ciontoli ridursi in modo sensibile: dai 14 anni comminati in primo grado si passa a 5.

Reato derubricato: per i giudici fu omicidio colposo

Proteste della famiglia di Marco Vannini in aula, durante la lettura della sentenza di secondo grado in Corte d’Assise d’appello a Roma.

Vergogna“, ha gridato Marina Conte, madre del giovane ucciso a Ladispoli nel 2015. A scatenare a rabbia è stata la derubricazione del reato da omicidio volontario con dolo eventuale a omicidio colposo, con contestuale riduzione della pena per Antonio Ciontoli.

Il suocero di Marco Vannini fu condannato in primo grado a 14 anni, e in appello a 5 anni. Un sensibile cambiamento nello scenario giudiziario a carico del sottufficiale della Marina.

Confermate le condanne per gli altri componenti della famiglia: 3 anni alla moglie Maria Pezzillo e ai figli Martina (fidanzata della vittima) e Federico Ciontoli. Nuovamente assolta Viola Giorgini, fidanzata di quest’ultimo a processo con l’accusa di omissione di soccorso.

La ricostruzione del 2015

Il secondo capitolo processuale si chiude, dunque, con un ammorbidimento della posizione di Antonio Ciontoli.

Marco Vannini morì il 18 maggio 2015 nell’appartamento di Ladispoli (Roma) di proprietà del militare. È lui ad essersi attribuito la responsabilità di quello sparo fatale, che pose fine alla vita del 21enne in circostanze che, ancora oggi, non sono state completamente messe a fuoco.

Stando a quanto ricostruito dalle indagini di allora, Marco Vannini stava facendo un bagno nella vasca di casa Ciontoli quando il suocero entrò per prelevare una pistola dalla scarpiera. Un colpo ferì gravemente il giovane, che morì in ospedale dopo il soccorso tardivo e una serie di omissioni ‘consapevoli’, secondo l’accusa, da parte dei Ciontoli.

La vita di Marco – hanno ribadito i genitori – non può valere 5 anni“. Durissima la polemica in aula, conclusa con l’allontanamento della madre della vittima che si trova ancora costretta a chiedere giustizia.

L’agonia del ragazzo durò oltre 3 ore. Non venne soccorso tempestivamente e, dal momento dello sparo, in quell’appartamento di via De Gasperi si avvicendarono condotte ancora poco limpide.

Il principale imputato, Antonio Ciontoli, ha cambiato versione diverse volte sulla dinamica dei fatti.

Ferito da un pettine a punta che gli ha fatto un forellino su una spalla“, diceva al 118 durante una delle telefonate in cui non è mai emerso il reale tenore dell’accaduto.

Marco, invece, era stato colpito da un proiettile e urlava per il dolore, chiedeva “Scusa” e cercava disperatamente la mamma. Si sarebbe potuto salvare, diranno poi gli accertamenti, se immediatamente soccorso.

Stando a quanto dichiarato dal suocero, nessuno in quella casa si sarebbe accorto della gravità della situazione. La verità emersa è che il colpo ha trapassato polmone e cuore, risultando fatale.

A detta del Ciontoli quello sparo partì accidentalmente e non si era accorto che quella Beretta calibro 9 aveva il proiettile in canna.