Omicidio Desirée Mariottini, parla la madre: ‘Era cambiata ma non si drogava’

La donna ha messo l'accento sui preoccupanti cambiamenti che la famiglia aveva notato da qualche tempo. La ragazza aveva smesso anche di studiare, ma la mamma sostiene che non si drogasse.

Pubblicato da Giovanna Tedde Giovedì 25 ottobre 2018

Omicidio Desirée Mariottini, parla la madre: ‘Era cambiata ma non si drogava’
Foto: fiori davanti allo stabile romano in cui è morta Desirée Mariottini/Ansa

Barbara Mariottini, madre della 16enne Desirée stuprata e uccisa a San Lorenzo (Roma), non può darsi pace e insiste sul ritratto di una figlia lontana dalla droga. Ma sullo sfondo dell’atroce fine della ragazza si stagliano alcune ombre capaci di preservare il sospetto. Davvero la minorenne era fuori da contesti di illegalità? La donna ammette che sua figlia era “cambiata”.

Parla la mamma di Desirée

La madre di Desirée Mariottini, Barbara, non smette di ripetere che la figlia sì, era cambiata, ma non faceva uso di droghe.

Il suo punto di vista, dopo la tragica morte della ragazza, contrasta apertamente con alcuni scenari investigativi che si profilerebbero con sempre maggiore nitidezza.

Ci sarebbe un cambiamento radicale nel comportamento della 16enne, quindi, qualcosa che avrebbe fatto precipitare la sua famiglia in una profonda preoccupazione. La ragazza avrebbe perso la voglia di studiare, e qualche giorno prima della sua morte sarebbe stata chiamata in causa da qualcuno per questioni di psicofarmaci.

Due ragazze, infatti, fermate dai carabinieri di Latina perché in possesso di pasticche di Rivotril, avrebbero indicato Desirée come loro fornitrice. La ragazza, che si trovava in quei paraggi, sarebbe stata sottoposta a perquisizione ma non ci sarebbe stata traccia di sostanze o soldi.

Un particolare richiamato dal racconto della stessa mamma, che parla di Desirée come di una ragazza piena di vita e aspettative. Si sarebbe iscritta al liceo, con grande sollievo della donna che aveva forse intravisto una sorta di ‘ritorno’ alla normalità in quell’impulso di rimettersi tra i banchi di scuola.

Il padre di Desirée: un passato duro

Nella vita di Desirée c’è anche il papà, Gianluca Zuncheddu, separato dalla mamma e con un passato non proprio facile. Al momento sconta una pena ai domiciliari, dopo l’arresto per droga.

Secondo alcune indiscrezioni, l’uomo aveva un ruolo nella galassia dello spaccio locale e avrebbe impedito ai pusher della zona di vendere stupefacenti alla figlia. Sarebbe questo il motivo per cui la ragazza si sarebbe spinta oltre Cisterna di Latina a cercare la droga, trovando invece la morte.

L’ultima telefonata alla nonna

Nel frattempo, si ricompone lentamente il puzzle delle ore del massacro. Spunta una telefonata, l’ultima, tra la vittima e sua nonna: “Ho perso il bus, mi fermo a Roma da un’amica“.

Quel contatto telefonico resta cristallizzato come ultimo barlume di umanità in una storia che di umano non sembra avere neppure l’ombra. Era mercoledì 17 ottobre, prima che il nome di Desirée diventasse l’ennesima croce su un infinito elenco di vittime strappate con violenza alla vita.

Restano insoluti alcuni grandi interrogativi, ma uno domina su tutti: a chi appartiene il telefono da cui la giovane ha chiamato la nonna? Il suo sarebbe sparito in quello stabile di via dei Lucani, dove forse era tornata a riprenderlo. Due gli irregolari senegalesi fermati per omicidio volontario e stupro di gruppo, ma il cerchio dei sospetti è ben più vasto ed è caccia ai presunti complici.