Nepal, madre e due figli muoiono in una ‘capanna delle mestruazioni’

Si tratta dell'ennesimo orrore consumato in nome del chhaupadi, la tradizione popolare secondo cui le donne devono essere isolate dalla società durante il ciclo mestruale.

Pubblicato da Giovanna Tedde Venerdì 11 gennaio 2019

Nepal, madre e due figli muoiono in una ‘capanna delle mestruazioni’
Foto: Ansa

Madre e due figli morti in una ‘capanna delle mestruazioni’, in Nepal, ennesime vittime di una pratica ormai vietata ma tuttora dominante. Si tratta del chhaupadi, tradizione diffusa nell’area nord-occidentale del Paese che si fonda sulla credenza che il sangue mestruale sia impuro. Per questo le donne vengono isolate per tutta la durata del ciclo.

Chhaupadi: l’inferno delle donne in Nepal

C’è una storia che non tutti conoscono ma che è la fotografia di un orrore che le donne hindu del Nepal nord-occidentale vivono da sempre.

Dichiarato illegale nel 2005, il chhaupadi è tuttora praticato in molti villaggi del Paese. Si tratta di un ‘esilio’ per le donne in età fertile, tradizione che affonda le radici nella credenza che il ciclo mestruale costituisca un pericolo sociale e che sia fonte di contaminazione che deturpa ogni cosa.

Dietro questa pratica c’è la superstizione (la stessa secondo cui anche le neo mamme devono essere confinate per 10-11 giorni dopo il parto). Le donne con le mestruazioni sono ritenute impure, capaci di diffondere il seme della morte e della distruzione intorno a sé.

Durante il ciclo non possono interagire con la società e vengono isolate persino dalla famiglia. Costrette a stare in una lugubre capanna, come quella in cui sono appena morti una madre e i suoi due figli di 12 e 9 anni.

Madre e figli morti nella capanna

La donna e i suoi bambini, trovati senza vita in una ‘capanna delle mestruazioni’ nel distretto di Bajura,  avevano acceso un fuoco per riscaldarsi.

Secondo le autorità chiamate a indagare sul caso sarebbero morti nel sonno, dopo aver inalato il fumo all’interno di quella ‘prigione’.

Non si tratta delle prime vittime di questa assurda pratica, ancorata a una frangia dell’induismo e incrostata tra le usanze di intere generazioni.

Molte altre donne e bambini sono morti in condizioni disumane durante il periodo di isolamento forzato, privati persino della possibilità di mangiare alcuni alimenti perché considerati indegni di consumarli.

L’esposizione alle intemperie e alla furia di bande criminali costituisce una delle prime cornici in cui centinaia di vite si spengono, nel silenzio e nella desolazione.

Complice di un tessuto di orrori difficile da intaccare è anche il fatto che la giustizia locale non sia incisiva come dovrebbe. Al chhaupadi è attribuito un ‘peso ridotto’: per chi lo pratica, infatti, la legge nepalese prevede una pena detentiva di 3 mesi e una multa di 27 dollari.