Nel baratro della depressione: la malattia descritta in un post con le parole di chi la vive

Un racconto nudo e crudo di come si viva a un passo dal precipizio psicologico: il male oscuro che pervade l'anima, spegnendo lo sguardo sull'esistenza e accendendo le tenebre del silenzio. Un post sui social per insegnare che, insieme, si può andare avanti.

da , il

    Nel baratro della depressione: la malattia descritta in un post con le parole di chi la vive

    Come si vive nel baratro della depressione? Una sopravvivenza in piena regola, raccontata da chi la prova: un post su Facebook accende i riflettori su una patologia ancora poco trattata a livello mediatico. Un dolore sezionato e proposto senza filtri all’ascoltatore: dall’inferno si può risalire, anche dopo averne assaporato il gusto peggiore.

    Depressione: su Facebook il racconto di una donna

    Se vi chiedessero di dipingere il volto della depressione, certo sarebbe facile usare un solo colore, il nero. Un buio che divora l’esistenza, non solo quella di chi la vive in prima persona ma anche di chi gli sta intorno.

    Convivere con chi è affetto da questa patologia non è semplice, e spesso non ci sono strumenti ‘standard’ da dare in mano ai propri cari per aiutarli ad aiutarci.

    Questa è la depressione: l’impotenza che serra le porte del cuore, spegne l’anima a poco a poco, con dosi crescenti di apatia, lacrime, sudore, morte.

    Facebook è diventato lo specchio di tutto questo dolore, per una donna che ha deciso di descrivere al mondo come si riesce a vivere a metà, nella snervante e corrosiva attesa che arrivi un giorno migliore.

    Piatti sporchi, accantonati per essere lavati in un futuro a colori, quando anche il cuore sarà pronto a riprendere il suo battito intriso di sangue, e di vita.

    Un paradigma chiaro ed efficace, quello offerto dalla protagonista di questa storia a tanti, prezioso esempio di condivisione che si desta a testa alta, sulla sofferenza.

    “Mi sono seduta sul pavimento della cucina e ho fissato i piatti mentre piangevo. Sapevo di doverli lavare, ma la depressione mi ha trascinato giù, mi ha risucchiato. Come un buco nero, rapidamente”.

    Inizia con questo ritratto di una casa come tante, la storia di questa donna coraggio, che usa termini semplici ma incisivi che tanti, troppi purtroppo, capiranno perfettamente. La depressione è un male molto più comune, subdolo e trasversale di quanto si possa immaginare.

    Sabbie mobili del cuore: potremmo definire così lo stato di chi combatte per tornare a galla, talvolta invano, talvolta nella totale indifferenza del mondo.

    “Avere paura che tuo marito se ne vada perché pensa che tu sia pigra. Avere paura di far entrare le persone in casa tua perché penseranno che sei sgarbata. Mi sento come se stessi deludendo i miei figli, perché per la terza notte di fila non ci sono piatti puliti per la cena.. Quindi pizza sia. Di nuovo”.

    Un piccolo gesto verso la rinascita dalla depressione

    “Non mi interessa se l’unica cosa che hai fatto oggi è stata mettere il deodorante. Sono fiera di te per questo. Ottimo lavoro. Sono dalla tua parte. Sono dalla tua parte”.

    Il post prosegue con un invito a chiunque stia attraversando questa difficile prova, forse la più grande tormenta della vita. Condividere è anche questo: capire insieme che anche un solo gesto, inutile per molti, può significare un piccolo passo verso l’aria.

    Nel claustrofobico universo di chi vive e chi muore c’è chi resta sospeso a metà, in quel limbo che la medicina chiama depressione, più semplicemente il male di vivere, che si prende tutto, senza pietà.

    Non è mai facile esporre il proprio dolore agli altri, specie se li si osserva con gli occhi di chi si spegne, un poco per volta. Fare coming out, in questa dannata distesa di silenzi, è necessario: lo insegna chi si mette in gioco con il suo racconto, e tanto basta a capire che la vita è anche di chi la mette in pausa per un po’, ma torna più forte di prima.