Mutilazioni genitali alle figlie: madre condannata a 8 mesi di carcere

La donna, di origini somale, è stata processata in Svizzera. La difesa ne ha chiesto il proscioglimento, per via di un contesto drammatico in cui l'imputata è stata costretta a vivere. Un matrimonio consumato nella violenza e il totale analfabetismo sullo sfondo di questo dramma.

Pubblicato da Giovanna Tedde Venerdì 13 luglio 2018

Mutilazioni genitali alle figlie: madre condannata a 8 mesi di carcere

In Svizzera, il Tribunale di polizia di Boudry, comune del Canton Neuchâtel, ha condannato una madre somala a 8 mesi di carcere per le mutilazioni genitali imposte alle figlie. Le minori, all’epoca dei fatti, avevano età compresa tra 6 e 7 anni. La difesa ha chiesto il proscioglimento dell’imputata, analfabeta e da anni vittima di abusi in famiglia.

Mutilazioni genitali alle figlie: la sentenza

Una donna di nazionalità somala è stata condannata a 8 mesi di carcere con la sospensione condizionale, accusata di aver sottoposto le due figlie alla pratica della mutilazione genitale.
La sentenza è stata emessa dal Tribunale di polizia di Boudry, in Svizzera, e la difesa ne ha chiesto il proscioglimento.
Il verdetto, secondo quanto dichiarato dalla giudice Nathalie Kocherhans, rientra nel necessario contributo alla lotta contro la violenza imposta a milioni di bambine nel mondo.

Una sentenza attesa: cosa prevede la legge svizzera

Il giudizio sulla vicenda era molto atteso in Svizzera: non c’è ancora una giurisprudenza inerente all’articolo 124 del Codice penale, introdotto poco tempo fa. Esso considera configurato il reato anche se commesso all’estero.
Necessaria, al fine di un processo, la presenza dell’imputato/a sul suolo svizzero.
In virtù di questa specificazione, trovandosi la donna accusata in terra somala all’epoca delle mutilazioni contestate, la difesa ha invocato il proscioglimento, negato dal Tribunale.
Per la giudice, il fatto che la donna risiedesse in Somalia non dà adito a interpretazioni del principio di universalità abbracciato dalla legge. “La donna sarebbe stata condannata anche se fosse stata soltanto di passaggio in Svizzera”, ha commentato.

Mutilazioni genitali: la condanna è simbolica

La pena comminata è di natura ‘simbolica’, in quanto si è tenuto conto, in sede di giudizio, del teatro di abusi in cui l’imputata sarebbe cresciuta.
Analfabeta, separata dal marito e costretta ad occuparsi da sola dei quattro figli, avrebbe subito ‘violenze estreme’ da quell’uomo, che per questo fu condannato nel 2017.
Le mutilazioni sarebbero state commissionate dalla donna a una terza persona, consumate tra il gennaio 2013 e il novembre 2015 in Somalia, a ridosso della partenza dell’imputata per la Svizzera. Alle minori, di 6 e 7 anni, sarebbe stata praticata rispettivamente l’asportazione parziale della clitoride e quella totale.