Modena, bambino ucciso a botte: la madre condannata a 5 anni per omicidio

La donna, 27enne moldava, ha patteggiato una pena di 5 anni. Era indagata per omicidio preterintenzionale, e ai giudici ha ammesso di averlo picchiato ma senza intenzioni di ucciderlo. Per la morte del piccolo, 3 anni e 8 mesi, condannato anche il compagno della mamma che si era assunto la responsabilità delle violenze.

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    Modena, bambino ucciso a botte: la madre condannata a 5 anni per omicidio

    La madre del bambino ucciso a botte a Modena è stata condannata a 5 anni per omicidio. Il piccolo, 3 anni e 8 mesi, è morto il 14 gennaio 2017. Si dimostrarono fatali le percosse, che la donna, 27enne moldava, aveva ammesso ma senza intenzione di ucciderlo. Ha patteggiato e come lei il compagno, 38enne albanese, inizialmente dichiaratosi responsabile delle violenze e poi accusato di omissione di soccorso e autocalunnia. Per lui la condanna è a un anno e 10 mesi di carcere.

    Bambino morto per le botte: madre patteggia

    La 27enne moldava, madre del bimbo di 3 anni e 8 mesi morto un anno fa nel Policlinico di Modena, è comparsa davanti al giudice con l’accusa di omicidio preterintenzionale. La condanna è di 5 anni.

    Avrebbe picchiato violentemente il figlio, come lei stessa aveva ammesso ma sottolineando che non avrebbe mai immaginato di poterne causare il decesso.

    Condannato anche il compagno della donna

    Anche il compagno della donna, un 38enne albanese che inizialmente si era assunto le responsabilità delle percosse, ha patteggiato, ma la sua pena è inferiore rispetto a quella della madre del piccolo: un anno e 10 mesi per omissione di soccorso e autocalunnia.

    L’uomo aveva cercato, in sede di interrogatorio, di sollevare la compagna da ogni sospetto con una versione ritenuta poco credibile, forse dettata dal volersi sacrificare al suo posto perché incinta del secondo figlio (di cui lui era il padre).

    Fu proprio la donna, però, a smentire la tesi del 38enne, confessando di aver picchiato il minore in uno scatto d’ira perché “faceva i capricci”.

    Dall’esame autoptico era emerso che il bambino sarebbe deceduto a causa di una sepsi indotta dalla rottura del mesentere, pellicola che riveste l’intestino.