Mirano, in ospedale per partorire: gamba paralizzata dopo l’epidurale

L'avvocato ha annunciato il ricorso in Cassazione, per vedere riconosciuto anche il nesso di causalità tra la procedura condotta sulla partoriente e lo sviluppo di una rarissima patologia autoimmune che l'ha costretta all'invalidità del 100%.

Pubblicato da Giovanna Tedde Mercoledì 12 settembre 2018

Mirano, in ospedale per partorire: gamba paralizzata dopo l’epidurale

Si era recata in ospedale, a Mirano, per partorire ma la procedura di inserimento dell’ago per l’anestesia epidurale non sarebbe andata come da prassi. La donna ha riportato una paralisi alla gamba sinistra, e si è aperto un processo che si concluderà in Cassazione.

Paralisi dopo l’epidurale

I fatti risalgono al 2002, quando una donna aveva scelto di recarsi in ospedale, a Mirano, e dare alla luce il secondo figlio con parto cesareo ed epidurale.

L’inserimento sbagliato dell’ago per l’anestesia nella spina dorsale avrebbe causato un danno irreversibile, tradotto nella paralisi permanente della gamba sinistra. Secondo l’avvocato della donna, i danni sarebbero molto più gravi.

La paziente, allora 34enne, avrebbe anche riportato una severa compromissione funzionale a carico della vescica, con perdita di sensibilità nell’area pelvica. Un vero e proprio disastro sanitario che sarebbe sfociato nel progressivo peggioramento delle sue condizioni di salute.

La paziente è invalida al 100%

La 34enne avrebbe sviluppato anche un morbo autoimmune rarissimo, come riporta il quotidiano La Nuova Venezia, noto alla letteratura medica come ‘malattia di Devic’ o neuromelite ottica. Si tratta di una patologia che ha costretto la donna a uno stato di invalidità pari al 100%.

A seguire sarebbe subentrata una paraplegia con perdita di sensibilità agli arti inferiori, cecità a un occhio e severa riduzione della vista all’altro.

Secondo il legale della donna sarebbe stata proprio l’operazione a provocare la malattia e i conseguenti danni.

La sentenza del 2014

Nel 2014, era stato riconosciuto il reato di negligenza configurato nella pratica dell’anestesia epidurale sulla paziente, e contestualmente il nesso di causalità tra la procedura condotta e la paralisi iniziale sviluppata a carico dell’arto inferiore sinistro.

Allora, però, il giudice non aveva riconosciuto la sussistenza di un rapporto causa-effetto tra l’epidurale praticata e la successiva patologia autoimmune sviluppata dalla 34enne.

All’epoca fu disposto un risarcimento complessivo di 369.500 euro per lei, il marito, i due figli e la madre. La liquidazione riguardava il danno per un’invalidità temporanea stimata in 6 mesi.

Appello e Cassazione

L’avvocato della paziente ha presentato ricorso in appello, ma la sentenza del secondo grado di giudizio ha solamente rideterminato l’entità del risarcimento dovuto alla donna “per il danno non patrimoniale patito dalla paziente (…) da 147mila a 187mila euro, oltre agli interessi. Rigettati l’appello proposto dal marito della donna e l’appello incidentale dell’Usl 3, la quale è stata condannata a pagare le spese di giudizio“. All’orizzonte si profila il ricorso in Cassazione, che metterà fine a un iter processuale lungo 15 anni.