Milano, bambini "a lezione di borseggio": arrestata donna rom

La 31enne finita in manette con l'accusa di essere la 'maestra' per numerosi minori da istruire all'arte del furto ha un cumulo di pene davvero imponente. Le 'lezioni' si sarebbero tenute con il benestare dei genitori.

auto della polizia

A Milano bambini a ‘lezione di borseggio’ in stazione, sotto la guida di una donna, di etnia rom, finita in manette con un cumulo di pene impressionante. I minori venivano istruiti a gruppi di 7-8 per volta, condotti nei luoghi frequentati da turisti e nelle stazioni più importanti della nazione. Poli nevralgici dell’attività illecita il capoluogo lombardo e Roma.

Insegnava ai bambini a rubare: arrestata ‘maestra’ rom

Una ‘scuola’ davvero sui generis, quella smascherata dall’attento lavoro investigativo delle forze dell’ordine, venuta a galla in tutta la sua forza e su uno sfondo sociale altamente compromesso.
I genitori dei bambini rom portati a lezione di borseggio nelle stazioni e nei luoghi sensibili del turismo milanese e capitolino sarebbero stati a conoscenza di quanto i piccoli dovessero apprendere dalla loro ‘istruttrice’. Addirittura, stando al quadro ricostruito dagli inquirenti, avrebbero affidato i figli a quella donna di proposito. I manette, con un cumulo di pene ragguardevole, è finita una 31enne bosniaca, di etnia rom, arrestata un anno fa e diverse volte nel suo passato.
Un profilo criminale ampiamente noto agli investigatori, quello di Mensura Hrustic, che nel luglio 2017 si è vista notificare un ordine di misura cautelare in carcere per un accumulo di condanne da scontare pari a 11 anni e 9 mesi.

In cella per un cumulo di pene

Nel suo curriculum di illeciti, scippi e rapine, la maggior parte consumati ai danni di turisti di origine sudamericana e orientale.
Tra i bersagli della 31enne, però, figuravano anche soggetti vulnerabili: anziani e disabili in testa. Stando a quanto emerso in corso d’indagine, avrebbe agito con ben 36 alias, e avrebbe sfruttato i minori di 14 anni in diverse azioni, proprio prché non imputabili e più agili e veloci.
Al lavoro i carabinieri della squadra Catturandi guidata dal capitano Marco Prosperi. A far sì che finisse in cella proprio il notevole cumulo di pene, senza cui facilmente sarebbe stata fuori, rimessa in libertà in attesa di un processo.
Spesso, soggetti di questo tipo scampano alla detenzione perché i reati contestati sono reputati ‘di lieve entità’, tanto da rendere applicabile la misura restrittiva dei domiciliari.

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Parole di Giovanna Tedde

Giornalista pubblicista, mi occupo da anni di contenuti web in salsa multicolor: dalla cronaca nera a quella rosa, passando per approfondimenti sull'attualità e una sana dose di buona cucina…