Malattie infiammatorie: tutto quello che c'è da sapere sull'artrite reumatoide

artrite remautoide

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L’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria cronica che colpisce le piccole e le grandi articolazioni.

Si manifesta soprattutto nelle donne, in particolare nella fascia di età compresa fra i 40 e i 50 anni, e ha un’incidenza sul totale della popolazione adulta dell’1%. L’artrite reumatoide è spesso poliarticolare, dunque con infiammazione di almeno 5 articolazioni, che si sviluppa in maniera grossolanamente simmetrica; interessa qualsiasi articolazione diartrodiale, quindi dotata di membrana sinoviale, e può coinvolgere anche organi diversi come occhi, vasi, cute e polmoni.

Per quanto riguarda i sintomi, in una prima fase, l’artrite reumatoide si manifesta con episodi di dolore delle articolazioni e rigidità di movimento, di lunga durata e soprattutto al mattino, ma con il tempo può determinare tumefazioni fino a provocare vere e proprie deformazioni invalidanti.

Trattamenti dell’artrite reumatoide

Grazie alla ricerca nel campo delle malattie autoimmuni, in presenza di pazienti che presentino artrite reumatoide, oggi si può intervenire in modo tempestivo.

In alcune fasi, ad esempio, i trattamenti prevedono l’utilizzo di farmaci immunosoppressori ma nei momenti in cui la malattia si manifesti con un’intensità maggiore, ad esempio nelle primissime fasi o nelle riattivazioni, la terapia può contemplare anche l’utilizzo di glucocorticoidi, che, in questo caso, può fornire una rapida risposta clinica. A questi quanto prima si associano farmaci classici come il methotrexate.

Quando la malattia non sia responsiva alle terapie con immunosoppressori classici o nei casi in cui la forma di artrite reumatoide sia particolarmente aggressiva, il percorso terapeutico prevede il ricorso ai cosiddetti farmaci biologici, anticorpi monoclonali capaci di garantire un’azione inibitoria sulle molecole alla base dell’insorgenza della patologia o i linfociti T e B, responsabili dell’infiammazione oppure piccole molecole, farmaci orali anche in questo caso con un chiaro bersaglio nel sistema immunitario.

Artrite reumatoide: come viene diagnosticata

La diagnosi dell’artrite reumatoide passa per una serie di indagini che annoverano, in primo luogo, un esame ematico, per la ricerca dei marcatori specifici di malattia, cui si associa una valutazione degli indici di infiammazione.

Inoltre, al fine di individuare la presenza di infiammazioni della membrana sinoviale, di borsiti o tendiniti oppure di possibili erosioni ossee, il paziente viene sottoposto a ecografia, radiografia e RMN articolari, oltre a una densitometria (MOC), che aiuta a valutare la densità ossea.

Infine, qualora si sospetti anche un coinvolgimento di zone extra articolari, la diagnosi deve includere anche una spirometria, una DLCO, una TC torace e un elettrocardiogramma.

Le cause dell’artrite reumatoide

Non esiste un’unica causa ascrivibile al sopraggiungere dell’artrite reumatoide. In rare occasioni, è stata osservata una certa incidenza per questioni di familiarità, ma nella maggior parte dei casi si manifesta in modo del tutto sporadico.

In particolare, oggi si tende a ritenere che all’origine della patologia ci sia un fattore ambientale, in grado di confondere il sistema immunitario – innescando un processo noto in medicina come mimetismo molecolare – o di modificare alcuni antigeni, i quali, in virtù di questo processo, non sono più considerati propri dal sistema immunitario, ma catalogati come estranei.

A questo punto, viene a mancare la tolleranza immunologica nei confronti di alcune proteine umane, nella fattispecie, del collagene articolare. Il processo causa un’instabilità tra linfociti T e linfociti B, innescando un’evoluzione che conduce alla produzione di citochine pro-infiammatorie, in particolre il TNF alpha e l’IL6.

Un aspetto molto interessante è che, in un’elevata percentuale di pazienti affetti da artrite reumatoide – e in particolare nei soggetti portatori dell’HLA DR4 o DR14– sono presenti non solo il fattore reumatoide, ma anche gli anticorpi anti-proteine citrullinate (anti-CCP), oggi considerati marker di malattia altamente specifici.