Leyla, neonata uccisa dai gas lacrimogeni: è il simbolo del dolore di Gaza

I genitori della piccola di appena 8 mesi negano di averla portata al confine, nel cuore delle manifestazioni.

Pubblicato da Beatrice Elerdini Mercoledì 16 maggio 2018

Leyla, neonata uccisa dai gas lacrimogeni: è il simbolo del dolore di Gaza
Scontri a Gaza / ansa

Continuano senza sosta gli scontri e le manifestazioni nell’area compresa tra la Striscia di Gaza e Israele. Ieri, nel giorno dell’inaugurazione a Gerusalemme della nuova ambasciata, traslocata da Tel Aviv, tra i morti si è registrato anche il nome di una neonata di 8 mesi. La piccola è morta probabilmente soffocata dai gas lacrimogeni sparati dagli israeliani per reprimere la protesta nella quale hanno perso la vita 61 persone. La neonata si chiamava Leyla al-Ghandhour e si trovava al confine con la madre perché non aveva voluto rimanere a casa da sola.

Secondo quanto riportato da ‘The Economist’, la madre di Leyla aveva deciso di recarsi al confine con Israele per protestare senza la figlia. La piccola Leyla però, ‘ha cominciato a piangere in maniera incontrollata, così suo zio ha deciso di portarla da sua madre, e lei è morta per i gas lacrimogeni’. Secondo diverse informazioni circolanti sui social palestinesi nelle ultime 24 ore, la neonata era stata portata al sicuro dentro una tenda piantata lontano dalla barriera di sicurezza che divide la Striscia di Gaza e Israele.

Si suppone sia morta per inalazione di gas contenuto in un candelotto lacrimogeno lanciato da un drone. Tuttavia non si ha ancora la certezza che questa sia stata la reale causa del decesso: a riferirlo è un funzionario anonimo del ministero della Salute di Gaza, citato dall’agenzia di stampa Dpa, che ha inoltre spiegato che è attualmente in corso un’indagine per individuare le reali cause del decesso della neonata.

Dal canto loro, i genitori di Leyla Ghandur negano di aver portato la figlia sotto al confine: intanto la piccola di appena 8 mesi è diventata il simbolo di tutto il dolore di Gaza.