Lettera alla prof di Torino dalla figlia di un agente: “Ogni volta che mio padre si allaccia gli anfibi ho davvero paura che qualcuno lo faccia morire”

Ha già ricevuto migliaia di condivisioni la lettera di una figlia di un agente di polizia alla professoressa che urlava contro le forze dell'ordine durante gli scontri di piazza a Torino. La donna è stata vista urlare agli agenti 'Mi fate schifo, dovete morire', una violenza verbale che ha trovato risposta in una lettera che ha fatto il giro del web

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    Lettera alla prof di Torino dalla figlia di un agente: “Ogni volta che mio padre si allaccia gli anfibi ho davvero paura che qualcuno lo faccia morire”

    E’ stata pubblicata la lettera di una figlia di un agente di polizia indirizzata alla professoressa che urlava contro le forze dell’ordine durante gli scontri di piazza a Torino. L’insegnante, cui fa riferimento la lettera, giovedì scorso al corteo degli antagonisti contro CasaPound, a Torino, è stata ripresa in tv mentre insulta e minaccia le forze dell’ordine. La donna, in prima fila al corteo, è stata filmata mentre urla improperi tra i quali “Vigliacchi, mi fate schifo, dovete morire”, “Senza manganelli, quando volete, fascisti”. A questa violenza verbale, ha risposto la figlia di uno di quegli agenti, con una lettera che sta facendo il giro del web.

    La missiva aperta è stata pubblicata su una pagina Facebook di sostegno alle forze dell’ordine e ha ricevuto in poco tempo migliaia di condivisioni e commenti di apprezzamento. “Cara professoressa, ti parla la figlia di un appartenente alle forze dell’ordine”, con queste parole inizia la commovente lettera, di seguito riportata integralmente, inviata da una ragazza rimasta anonima all’ insegnante di Torino, dopo che la donna aveva urlato “dovete morire” agli agenti schierati durante gli scontri della settimana scorsa nel capoluogo piemontese.

    “Cara professoressa, ti parla la figlia di un appartenente alle forze dell’ordine. Tu che gli urli “dovete morire”,

    vedi ogni volta che mio padre si allaccia gli anfibi e si chiude il cinturone ho davvero paura che qualcuno lo faccia morire. Forse tu non sai cosa vuol dire.

    Tu non sai cosa vuol dire vivere di turni, vivere di imprevisti, di compleanni in cui nelle foto ci sono tutti: tranne lui.

    Del pranzo di Natale che diventava freddo a forza di aspettarlo. Del cuscino vuoto accanto a mia madre.

    Del freddo, del sonno, del sangue sulla strada, degli insulti che gente come te ogni giorno rivolge a chi indossa una divisa.

    Cara professoressa, hai mai provato ad accarezzare la stoffa della giacca di un poliziotto o di un carabiniere?

    Sai non è di un cotone morbido, non è il lusso che tutti credono che lo Stato regali a quegli uomini e a quelle donne in divisa.

    Cara professoressa, tu sai che mentre auguravi a quei ragazzi la morte a casa c’erano i loro bambini che si erano appena addormentati che si aspettavano di vedere i loro papà il giorno dopo come tutti i giorni?

    Lo sai che c’erano madri, fidanzate e mogli che in quel preciso momento stavano pensando a loro?

    E stavano pensando se magari potevano avere troppo freddo là fuori? Non sono dei mostri come li dipingete. Ma sono persone.

    Le stesse persone che chiamate a tutte le ore se avete bisogno di aiuto, e loro anche se voi gli augurate le morte vengono ad aiutarvi: perché hanno giurato di esserci, e quella divisa che tanto odiate rappresenta anche questo.

    C’è chi della propria divisa ne fa un abuso, come ovunque c’è la mela marcia e sono concorde nel punirlo adeguatamente secondo le leggi, ma non per questo bisogna augurare il male a tutti coloro che indossano una divisa.