Lavoratrice incinta: l’azienda la assume a tempo indeterminato

Un messaggio davvero positivo nell'oceano delle problematiche che affliggono la categoria di donne mamme e lavoratrici. In questo caso, epilogo a lieto fine per una dipendente cui la bella notizia di un contratto stabile è arrivata appena ha comunicato il suo stato interessante ai superiori.

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    Lavoratrice incinta: l’azienda la assume a tempo indeterminato

    Lavoratrice incinta e ‘occupata’ si può: l’azienda la assume a tempo indeterminato, dopo aver ricevuto la notizia del suo stato interessante. Una bella storia di imprenditoria ‘sensibile’, quella che arriva da Trieste e vede come protagonista una donna alle prese con la sua seconda gravidanza e un ‘premio’ davvero inaspettato.

    Il caso della Cpi-Eng: ‘Puntiamo sulle persone, non sui numeri’

    Il caso in questione ha avuto una grande risonanza per la sua effettiva straordinarietà, per il suo innestarsi in un circuito in cui solitamente le cose non vanno così come dovrebbero.

    Invece il roseo epilogo ha visto una dipendente della società triestina di progettazione Cpi-Eng doppiamente gratificata: prima la notizia di una seconda gravidanza, poi la comunicazione di un contratto a tempo indeterminato da parte del datore di lavoro.

    Nessuna penalizzazione nel suo impiego, solamente un gesto che, come riporta La Repubblica, il capo Christian Bracich sente assolutamente normale e scontato nella sua linea di produzione: “Puntiamo sulle persone, non sui numeri”.

    Sembra quasi un messaggio fuori contesto, quando la battaglia per i diritti delle donne, mamme e lavoratrici al tempo stesso, si fa più aspra, e gli orizzonti incerti.

    Il premio dell’azienda alla sua dipendente incinta

    Appresa la notizia della gravidanza della sua dipendente, il datore di lavoro l’ha premiata con un contratto ‘fisso’. Assunta a tempo indeterminato nell’azienda di ingegneria e progettazione meccanica per cui lavora.

    Un anno prima aveva firmato con la stessa un contratto a tempo determinato. Ma non finisce qui. Come nelle favole, il lieto fine non arriva mai senza gioie collaterali: per la lavoratrice anche un aumento in busta paga.

    L’impresa ha deciso di attivare un coworking space, con area bimbi e un’educatrice a disposizione dei figli delle lavoratrici.

    L’orario di lavoro è flessibile, per andare incontro alle esigenze variabili delle neo mamme che lavorano. La dipendente si dice fortunata (come non crederle!) e dopo il periodo di maternità dovuto si è messa immediatamente a disposizione dell’azienda.

    Certamente una storia che insegna, e che fa capire come si possa trovare un compromesso tra il diritto ad essere mamma e il diritto ad un lavoro sicuro. La vicenda di Trieste potrebbe essere un interessante precedente, non semplicemente un’oasi in un deserto di sconfitte.