Omicidio-suicidio a Chieti: la bambina gettata dal viadotto non avrebbe urlato, forse drogata dal padre

Sulla tragedia familiare in provincia di Chieti spuntano nuove, agghiaccianti ipotesi. L'uomo che ha ucciso la figlia 12enne e si è lanciato nel vuoto, dal ponte del viadotto sulla A14, potrebbe aver sedato la piccola prima del folle gesto. Il dramma dopo la morte della convivente, poche ore prima coinvolta in una misteriosa caduta dal quarto piano, nella loro abitazione.

Pubblicato da Giovanna Tedde Martedì 22 maggio 2018

Omicidio-suicidio a Chieti: la bambina gettata dal viadotto non avrebbe urlato, forse drogata dal padre
Foto / ansa

Nuove ipotesi al vaglio degli inquirenti sulla tragedia familiare in provincia di Chieti. Fausto Filippone, 49enne, ha lanciato la figlia 12enne dal cavalcavia, per poi suicidarsi: forse l’aveva drogata. Poche ore prima, una donna era arrivata in condizioni disperate in ospedale, dopo una misteriosa caduta dal quarto piano di una palazzina. Si sarebbe poi scoperto che si trattava della convivente dell’uomo, morta per le gravissime lesioni.

Le ipotesi al vaglio degli inquirenti

Fausto Filippone avrebbe confessato a un mediatore lacune sfumature dietro il movente che, domenica 20 maggio, lo ha portato a gettare la figlia dal cavalcavia e seguirla in quel disegno di morte con un salto nel vuoto di circa 40 metri.
Sembra che la minore non abbia urlato, quasi in stato di stordimento. Spunta una prima ipotesi, ancora tutta da vagliare, secondo cui il padre omicida potrebbe averla drogata.
Pareri contrastanti arrivano sulla tesi dell’uso di un sonnifero per sedare la piccola, e il professor Massimo Di Giannantonio, ordinario di psichiatria all’Università di Chieti, crede che l’atteggiamento della bambina possa ascriversi a uno stato di fortissimo shock.
Alessio D’Alfonso è lo specialista mediatore intervenuto sul posto, per una trattativa inutile, durata oltre sette ore.
“La bambina era seduta sul parapetto col padre, poi l’uomo la spinta giù: è caduta per 40 metri senza un urlo”, avrebbe confermato. Ci sarebbe anche un biglietto volato giù dal viadotto, adesso in mano alla magistratura.
Stando a quanto ricostruito sulle ultime ore di Filippone, il mediatore avrebbe raccolto la sua confessione circa un grave trauma risalente a 15 mesi fa.
Tra le ipotesi anche quella della premeditazione di un piano ordito ai danni di madre e figlia. L’uomo avrebbe convinto la compagna a seguirlo a Chieti nella casa che erano soliti affittare a studenti.
La scusa sarebbe stata quella di una lavatrice da installare nell’appartamento. Il resto è affidato alle cronache di una giornata dell’orrore: la donna è morta dopo la caduta misteriosa dal balcone, al quarto piano della palazzina.
Ai soccorritori, il 49enne avrebbe fornito false generalità, prima di dileguarsi e compiere l’ultimo atto della tragedia.

Volo dal quarto piano: così è morta la convivente

Si tratterebbe di un femminicidio culminato con un omicidio-suicidio: sembra questa l’ipotesi preminente sul caso di Francavilla al Mare, provincia di Chieti, che ha trasformato una domenica come tante in una giornata di sangue e follia.
Tutto sarebbe iniziato nella mattinata del 20 maggio scorso. Fausto Filippone, 49enne dirigente dell’azienda Brioni, avrebbe gettato dal quarto piano di una palazzina la convivente, Marina Angrilli, 52 anni (insegnante in un liceo di Pescara).
Soccorsa dal 118, sarebbe morta poche ore dopo in ospedale. Fatali le lesioni riportate nella caduta. Immediata l’attivazione della Squadra mobile di Chieti, che indaga sull’intera vicenda.

Omicidio-suicidio sul viadotto della A14

Mentre la donna si trovava tra la vita e la morte, Filippone si sarebbe diretto sul viadotto dell’autostrada A14, all’altezza del Km 390 in direzione sud.
Erano le 13.30 circa, secondo le prime ricostruzioni, quando, trascinando con sé la figlia 12enne della convivente, sarebbe sceso dall’auto per poi scavalcare il parapetto. La minore, gettata nel vuoto, sarebbe morta sul colpo, dopo il tragico volo di circa 40 metri.
Per ore, alla presenza di forze dell’ordine, Vigili del fuoco, sanitari del 118, l’uomo sarebbe rimasto aggrappato alla rete metallica di protezione, i piedi appoggiati su una soletta di cemento, unico appiglio a separarlo dalla morte. “Scusa, scusa”, avrebbe urlato continuamente, minacciando il suicidio.
I mediatori sul posto non sono riusciti a scongiurare il gesto estremo di Filippone. Sino alle 20 circa, avrebbe ostacolato i soccorsi alla 12enne stesa a terra, intimando di non avvicinarsi al suo corpo. Mentre si cercava di posizionare un telone gonfiabile sotto il cavalcavia, il 49enne ha scelto di farla finita.
Vani i tentativi di dissuaderlo, portati avanti anche dai parenti giunti sul posto. Intervenuto il sostituto procuratore di Chieti, Lucia Campo, che ha coordinato le operazioni alle quali ha partecipato il Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Chieti.