La zanzara asiatica che causa l’artrite: i casi in Italia e in Europa

I dati sulla diffusione della poliartrite da Chikungunya, provocata dalla zanzara tigre, sono stati esposti nel corso del 5° Congresso della Società Italiana di Gastroreumatologia (Sigr)

Pubblicato da Giovanna Tedde Lunedì 15 ottobre 2018

La zanzara asiatica che causa l’artrite: i casi in Italia e in Europa
Foto: Ansa

La poliartrite da Chikungunya, provocata dalla zanzara asiatica comunemente nota come “zanzara tigre”, è spesso scambiata per artrite reumatoide. Si tratta di una patologia virale pericolosa, che causa sintomi di debilitazione a carico delle articolazioni. A studiarne la diffusione e gli effetti, un recente focus della Società Italiana di Gastroreumatologia (Sigr) .

Poliartrite da Chikungunya: cos’è?

Chikungunya è un nome che fa sempre più paura: si tratta di una poliartrite di natura virale e molto pericolosa che viene spesso confusa con l’artrite reumatoide.

Causa sintomi debilitanti a carico delle articolazioni e il virus che la provoca è trasmesso dalla zanzara del gruppo Aedes (nelle aree tropicali dalla Aedes aegypti e in quelle a clima temperato, come il Mediterraneo, dalla Aedes albopictus detta anche ‘zanzara tigre’).

Il clima e la globalizzazione

La febbre da virus Chikungunya (CHIKV) è un nemico sempre più frequente. La maggiore incidenza coincide con il repentino cambiamento climatico e l’aumento dei collegamenti tra Oriente e Occidente. Un maggiore e più facile accesso ai viaggi in Asia e nei Paesi tropicali è un fattore non trascurabile nella diffusione di epidemie.

Queste ultime interessano un notevole bacino di persone nel breve periodo, producendo non solo casi acuti, ma sino al 40% dei casi anche la cronicizzazione.

Italia ed Europa: la situazione

L’ultimo decennio è stato teatro di un sensibile incremento di casi di arbovirosi (tra cui la febbre da Chikungunya) importati o autoctoni in Italia e in Europa.

Il primo nel tessuto nazionale si è registrato nel 2007, nel Ravennate. Si sono verificati due nuovi focolai autoctoni di CHIKV collegati nel Lazio e in Calabria, nel 2017: circa 500 i casi segnalati.

Su scala mondiale, nel 2005 fu registrata un’epidemia nell’Isola Réunion. Episodio che coinvolse il 34% della popolazione.

Nell’isola keniota di Lamu, a essere colpito dall’epidemia fu il 75% degli abitanti. Nel 2006 circa 1,4 milioni di casi sospetti sono stati segnalati nel solo territorio indiano.

Spostamenti del paziente: il punto da cui partire

Per arrivare a una corretta individuazione della malattia occorre procedere ad analisi approfondite. Un passo necessario alla corretta diagnosi differenziale, come spiegato dal past president della Società Italiana di Gastroreumatologia, Vincenzo Bruzzese: “Chiedere al paziente se sia da poco rientrato da un viaggio o risieda in Paesi in cui la zanzara sia presente e indagare l’insorgenza di febbre, è un buon inizio, per migliorare il processo di diagnosi precoce e intervenire repentinamente”. Un appello, questo, forte e chiaro nel corso del 5° Congresso della Sigr.

Partire da uno studio degli spostamenti del paziente, dunque, è un momento imprescindibile e fondamentale nell’analisi dello spettro completo delle ipotesi.

Il ‘Piano di sorveglianza’ italiano

Dal 2008, in Italia è attivo un ‘Piano di sorveglianza’ speciale per le arbovirosi, promosso dal Ministero della Salute, che dal 2016 comprende anche il virus Zika e che è in continuo aggiornamento (l’ultimo risale al 2016).
Si tratta di un progetto che ha come obiettivo principale la riduzione del rischio di trasmissione autoctona di virus Chikungunya, Dengue e Zika sul territorio nazionale anche attraverso l’immediata notifica del caso sospetto.

Le fasi della malattia

Il dottor Emanuele Nicastri, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive ad Alta Intensità di Cura dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “L. Spallanzani” (Roma), spiega che la malattia può avere andamento bifasico.

Dall’incubazione, che ha un periodo-finestra che va dai 2 ai 14 giorni, la febbre da virus Chikungunya si manifesta con febbre alta spesso oltre i 39°, esantemi cutanei che si evidenziano dopo circa 3 giorni dall’inizio della febbre e possono diventare pruriginosi e sintomi tipici delle poliartriti. Altri segnali sono forti emicranie, congiuntivite, mialgia, ingrossamento dei linfonodi periferici, sintomi gastrointestinali e neuropatie diffuse che danno stanchezza e spossatezza. La seconda fase è quella cronica che, dopo un iniziale miglioramento dopo la fase acuta, può durare anche mesi ed è particolarmente invalidante. È caratterizzata da dolore diffuso alle articolazioni, rigidità articolare mattutina, dolore, gonfiore delle parti colpite e spossatezza persistenti”.

Sino al 40% dei casi si assiste alla stabilizzazione dei sintomi, che si traducono in una poliartrite. Le manifestazioni iniziali consistono in piccoli rigonfiamenti delle articolazioni distali. Un quadro che sfocia nella completa immobilizzazione del paziente per il dolore e la debilitazione muscolare.

Non sono ancora disponibili vaccini o farmaci antivirali contro il Chikungunya. Il trattamento della fase acuta è sintomatico, mentre nelle fasi croniche sono stati utilizzati diversi farmaci antireumatici. Questi modificano il decorso della patologia con esito variabile.