Cosa ci ha insegnato la serie Netflix "La coppia quasi perfetta" sull'amore duraturo

Può una serie TV farci interrogare su amore e relazioni? Sì ed è proprio questo il caso: ecco cosa abbiamo imparato

La coppia quasi perfetta Netflix

Foto Pexels | Helena Lopes

La ricerca dell’anima gemella è una questione più attuale che mai: dopo la serie Soulmates che sfrutta tecnologia e algoritmi per trovarla, è protagonista di La Coppia Quasi Perfetta (titolo originale The One), distribuita da Netflix, ambientata nella Londra del futuro.

Rebecca e Jamie, rispettivamente genetista e biologo molecolare, scoprono la formula per trovare l’amore tramite l’analisi del DNA. Esiste una sola persona perfettamente compatibile per ciascuno e per trovarla bisogna incrociare i dati di uno speciale database. Questo si traduce in un business milionario, turbato solo da un omicidio e qualche remora etica.

Un thriller che si basa sulle profonde questioni dell’animo umano, ovvero la paura della solitudine e la ricerca dell’amore, a volte a qualsiasi costo.

La coppia quasi perfetta ha molto da dirci sull’amore

Sfruttare un algoritmo per trovare il partner ideale sicuramente si toglierebbe dall’imbarazzo di alcuni e primi appuntamenti, ci salverebbe dalle delusioni ed eviterebbe parecchie sofferenze. Il sistema però utilizzato da La coppia quasi perfetta stimola anche tanti dubbi e riflessioni sul concetto di amore e di coppia che abbiamo noi e la società. 

Innanzitutto lo show ci mette davanti al fatto che la monogamia non è per tutti. Oggi siamo tutti molto più aperti e accettiamo con maggiore elasticità tutto ciò che non è tradizionale. Nella serie vediamo l’assistente di Rebecca che continua a frequentare più persone nonostante abbia trovato la propria corrispondenza. Questo perché non c’è scienza né DNA che tenga: il libero arbitrio ci porta a essere tutti diversi e avere tutti un atteggiamento personale nei confronti dell’amore. Oggi, data la maggiore libertà d’azione, questo si traduce anche nel non voler assolutamente una relazione oppure volerla ma concepita diversamente (v. relazioni aperte o poliamore).

Un’altra questione molto interessante sollevata da La coppia quasi perfetta è la dimostrazione che la relazione è duratura se entrambi ci credono, indipendentemente dall’effettiva compatibilità. Nella serie vediamo una coppia sposata che facendo il test scopre di non corrispondere al match perfetto. Se prima il matrimonio era tutto sommato felice perché entrambi le parti credevano in questo progetto di vita, con l’insinuarsi del dubbio va inevitabilmente in crisi. Il mito dell’anima gemella è vero in parte: è possibile che esistano una o più persone compatibili con noi, ma se crediamo nel rapporto che stiamo vivendo, non ci interesseranno gli altri match possibili, ma saremo concentrati sulla costruzione dell’amore duraturo.

Infine, La coppia quasi perfetta ci dona un ultimo insegnamento che non è propriamente legato solo a questa serie, ma l’abbiamo ritrovato in tanti film, libri e soprattutto nella vita vissuta: bugie, disonestà e trame alle spalle sono la causa principale della fine di una relazione. La comunicazione il più sincera possibile è l’unico modo per salvare l’amore. 

Parole di Carlotta Tosoni