La classica poesia “La Befana” di Pascoli per festeggiare con i bambini l’Epifania

La poesia di Giovanni Pascoli “La Befana” è un vero classico natalizio, che tutti i bambini amano e studiano, proprio come amano e aspettano con ansia la vecchina che porta i doni!

Pubblicato da Paola Perria Lunedì 2 gennaio 2012

La classica poesia “La Befana” di Pascoli per festeggiare con i bambini l’Epifania

Per me la figura della Befana è indissolubilmente legata a questa poesia di Giovanni Pascoli, “La Befana”, appunto, che come pochi altri componimenti poetici natalizi è in grado di rendere alla perfezione l’atmosfera della magica notte di attesa tra il 5 e il 6 gennaio, in cui i cristiani festeggiano l’Epifania. In realtà, come tutti saprete, questa ricorrenza non ha nulla che vedere con la vecchina che porta i doni ai bimbi buoni infilandoli in una calza, ma con il termine greco “Rivelazione”. Epifania, infatti, non è altro che la rivelazione della natura divina di Gesù Bambino ai tre Re Magi, i quali sono, per l’appunto, i protagonisti “veri” (evangelici) di questa bellissima Festa.

Ma la Befana è comunque parte della nostra tradizione italiana, perché la sua origine (come personaggio magico presente nelle leggende collegate con il Natale e con la consuetudine di portare regali ai bambini), esiste dalla notte dei tempi, e tutti, durante l’infanzia, l’abbiamo sempre attesa con gioia e stupore. E allora, rinnoviamo anche per questo 2012 il “mito” della dolce vecchina, lacera ma infaticabile, rileggendo insieme il capolavoro poetico di Giovanni Pascoli a lei dedicato.

La Befana
Viene viene la Befana
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! La circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene la Befana.

Ha le mani al petto in croce,
e la neve è il suo mantello
ed il gelo il suo pannello
ed il vento la sua voce.
Ha le mani al petto in croce.

E s’accosta piano piano
alla villa, al casolare,
a guardare, ad ascoltare
or più presso or più lontano.
Piano piano, piano piano.

Che c’è dentro questa villa?
Uno stropiccìo leggero.
Tutto è cheto, tutto è nero.
Un lumino passa e brilla.

Che c’è dentro questa villa?
Guarda e guarda…tre lettini
con tre bimbi a nanna, buoni.
guarda e guarda…ai capitoni
c’è tre calze lunghe e fini.
Oh! tre calze e tre lettini.

Il lumino brilla e scende,
e ne scricchiolan le scale;
il lumino brilla e sale,
e ne palpitan le tende.

Chi mai sale? Chi mai scende?
Co’ suoi doni mamma è scesa,
sale con il suo sorriso.
Il lumino le arde in viso
come lampada di chiesa.

Co’ suoi doni mamma è scesa.
La Befana alla finestra
sente e vede, e s’allontana.
Passa con la tramontana,
passa per la via maestra,
trema ogni uscio, ogni finestra.

E che c’è nel casolare?
Un sospiro lungo e fioco.
Qualche lucciola di fuoco
brilla ancor nel focolare.
Ma che c’è nel casolare?
Guarda e guarda… tre strapunti
con tre bimbi a nanna, buoni.

Tra la cenere e i carboni
c’è tre zoccoli consunti.
Oh! tre scarpe e tre strapunti…
E la mamma veglia e fila
sospirando e singhiozzando,
e rimira a quando a quando
oh! quei tre zoccoli in fila…
Veglia e piange, piange e fila.

La Befana vede e sente;
fugge al monte, ch’è l’aurora.
Quella mamma piange ancora
su quei bimbi senza niente.
La Befana vede e sente.

La Befana sta sul monte.
Ciò che vede è ciò che vide:
c’è chi piange e c’è chi ride;
essa ha nuvoli alla fronte,
mentre sta sull’aspro monte.

(Giovanni Pascoli)