L’untore di Ancona arrestato: alla compagna diceva che l’HIV non esiste

L'ex compagna dell'uomo, arrestato mercoledì scorso con l'accusa di lesioni gravissime dolose, ha riferito la sua versione dei fatti alla polizia. L'ipotesi è che possa aver avuto rapporti non protetti con oltre 200 persone.

Pubblicato da Giovanna Tedde Giovedì 14 giugno 2018

L’untore di Ancona arrestato: alla compagna diceva che l’HIV non esiste
Il momento dell’arresto del presunto untore di Ancona / ansa

Arrestato il cosiddetto ‘untore di Ancona’, l’uomo sieropositivo che avrebbe avuto rapporti non protetti con centinaia di persone, compresa la compagna. La donna ha parlato con gli inquirenti, descrivendo una versione dei fatti che cristallizzerebbe gravissime responsabilità del suo ex e ne confermerebbe la condotta contestata.

Untore di Ancona arrestato: le parole della sua ex compagna

Claudio Pinti, presunto untore anconetano arrestato mercoledì scorso dalla polizia, avrebbe fornito una particolare lettura sul virus HIV alla compagna, che ha reso la sua testimonianza agli inquirenti.
Secondo il suo racconto, l’uomo, 36 anni, avrebbe detto che fossero i farmaci a uccidere i malati di Aids. Le avrebbe anche detto di essere stato sieropositivo ma di non avere più nulla.
“Mi ha defraudata della libertà di scelta”, ha commentato la sua ex, che avrebbe appreso che Pinti era affetto da HIV da un amico. A quel punto, gli avrebbe chiesto spiegazioni ottenendo questa risposta dal 36enne: “L’HIV non esiste, è una balla: sono i farmaci che ti ammazzano”.

La donna è stata contagiata e ha denunciato

La donna ha scoperto di essere stata contagiata e ha denunciato l’uomo che è stato il suo compagno, che l’avrebbe ingannata sul suo stato di salute esponendola al rischio.
Con lui aveva iniziato una relazione nel febbraio scorso. Pochi mesi più tardi, ad aprile, sarebbe stata colpita da sintomi ascrivibili a una forma influenzale che, però, non accennavano a regredire. Un amico della coppia, allora, le avrebbe rivelato che il suo compagno era sieropositivo.
Poi gli esami e la conferma: anche lei è affetta da HIV, e ha sporto denuncia contro l’untore di Ancona. Nella sua situazione potrebbero trovarsi decine e decine di altre persone (anche uomini), venute forse a contatto con l’indagato.

Rapporti non protetti con oltre 200 partner occasionali

Pinti avrebbe avuto rapporti sessuali non protetti, oltre che con la compagna, anche con un numero considerevole di partner occasionali.
Secondo l’ipotesi investigativa, potrebbe trattarsi di un numero spaventoso: oltre duecento persone, con cui avrebbe avuto incontri a rischio nonostante la sua consapevolezza della sieropositività.
L’arresto è stato eseguito dalla Squadra Mobile e dal Servizio Centrale Operativo (Sco) della Polizia, con l’accusa di lesioni gravissime dolose.
L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal gip Carlo Cimini, anche in considerazione dei possibili pericoli di reiterazione del reato.
Secondo quanto emerso nella conferenza stampa successiva al fermo, il 36enne potrebbe anche aver contagiato la precedente compagna, che nel 2017 morì di Aids. Ipotesi, questa, che aggraverebbe la posizione dell’indagato iscrivendo nel suo fascicolo un’altra contestazione: omicidio volontario.

L’appello degli inquirenti: si cercano i partner dell’untore

La priorità è la ricerca di altri partner del 36enne, al momento fuori dal fuoco delle indagini, che potrebbero essere caduti nella rete dell’untore attraverso contatti via chat su telefoni e social network.
Il mestiere di Pinti, autotrasportatore, lo portava spesso in giro per la nazione, e ad accendere i riflettori sull’ipotesi che possano esserci molte altre vittime è stato lui stesso: ha riferito agli agenti, infatti, di aver avuto oltre duecento rapporti non protetti.
Questo il quadro agghiacciante di una vicenda che, per moltissimi aspetti, richiama quella del famoso ‘untore di Roma’, Valentino Talluto, condannato a 24 anni di reclusione per aver infettato almeno 30 persone.

L’untore di Ancona avrebbe agito per 9 anni

L’azione criminale dell’untore di Ancona, secondo l’accusa, si sarebbe sviluppata in un arco temporale di circa 9 anni.
Sequestrati due pc, due telefoni e un tablet di proprietà dell’indagato, che verranno esaminati per tracciare la cronologia dei contatti.
Pinti è stato trasferito nel carcere di Montacuto, dove è prevista una valutazione sanitaria per verificare la compatibilità delle sue condizioni di salute con il regime detentivo.