Il papà di Alex: ‘Mio figlio era come morto, grazie al trapianto ora gioca’

'Durante tutto questo tempo non l'ho visto piangere una sola volta. È un bambino sereno, ha superato bene tutte le difficoltà', ha dichiarato Paolo Monotresor

Pubblicato da Beatrice Elerdini Venerdì 25 gennaio 2019

Il papà di Alex: ‘Mio figlio era come morto, grazie al trapianto ora gioca’
Foto: Pixabay

Ce l’ha fatta il piccolo Alex Monotresor, affetto da una rara malattia genetica, il trapianto di cellule staminali è riuscito e ora può tornare a casa. ‘E’ come se avessimo scalato l’Everest’, ha dichiarato il padre a Il Corriere della Sera. ‘Devo ringraziare tutti quelli che ci hanno aiutato e in particolare i tantissimi giovani che si sono messi in fila per donare il midollo osseo decidendo di dare una speranza a noi e a tanti malati che, come il nostro piccolo, aspettano il trapianto’. Paolo Montresor rivolge naturalmente i suoi  più sentiti ringraziamenti anche ai medici dell’ospedale Bambino Gesù di Roma, che hanno salvato la vita al suo bambino.

Il figlio si era ammalato il 23 agosto scorso, inizialmente i medici a Londra non avevano capito cosa gli stesse succedendo, poi la diagnosi: linfoistiocitosi emofagocitica. Il bimbo aveva necessariamente bisogno di un trapianto di midollo per poter sopravvivere. Dopo momenti di grande scoraggiamento finalmente la possibilità di un trapianto in Italia.

Il papà di Alex ricorda il lungo ricovero: ‘Durante tutto questo tempo non l’ho visto piangere una sola volta. È un bambino sereno, ha superato bene tutte le difficoltà. Ogni volta che vedeva i medici sapeva già cosa fare: allungava il braccio per farsi misurare la pressione, si toglieva il calzino per lasciarsi posizionare il saturimetro… Lo stetoscopio era il suo strumento preferito, ci giocava. Solo l’apparecchio per le radiografie gli dava un po’ di inquietudine”.

Ora Paolo pensa timidamente anche al futuro del suo piccolo: ‘Io credo che Alessandro, quando sarà grande, farà il medico. In questi mesi trascorsi in ospedale ha preso confidenza con molti strumenti. Il suo preferito è lo stetoscopio, gli piace giocarci, se lo appoggia sul petto, sulle spalle’.

Poi una riflessione sui trapianti: ‘Siamo riusciti ad abbattere un pregiudizio: gli italiani hanno capito che donare il midollo non è doloroso né invasivo. Si è diffusa la cultura del dono: ora la Campania, che era agli ultimi posti quanto a donazioni, è balzata in alto: un altro miracolo dopo la guarigione di Alessandro’.