Il Giorno della Memoria spiegato ai bambini: chi era Anna Frank e perché la ricordiamo

Il 27 gennaio è il “Giorno della Memoria” in cui tutti noi ricordiamo la Shoah, l’Olocausto. Per spiegarlo ai bambini è utile far conoscere e leggere loro il Diario di Anna Frank.

La storia di Anna Frank

Foto Getty Images | Andreas Rentz

Il 27 gennaio è la “Giornata della Memoria”, una data che anche i bambini devono imparare a conoscere e su cui non è mai troppo presto per cominciare a riflettere. Il 27 gennaio del 1945, ben prima che la Seconda Guerra mondiale si concludesse, i cancelli del campo di sterminio nazista di Auschwitz vennero abbattuti, e l’orrore che si scoprì allora, deve essere custodito nella memoria di tutti noi, e di chi verrà dopo di noi, affinché non accada mai più. Ebrei, zingari, omosessuali, nemici politici, uomini e donne, bambini…soprattutto bambini, pagarono un prezzo talmente alto per la follia e il fanatismo umano che il nostro debito nei loro confronti è solo uno, non dimenticarli.

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I bimbi, devono essere messi al riparo, logicamente, dalla conoscenza dei risvolti più crudi e impressionanti dell’Olocausto, ma per aiutarli nel percorso di conoscenza di ciò che avvenne durante il nazismo e il fascismo in modo molto semplice, noi ci avvaliamo di strumenti come poesie, film, documentari, ma specialmente del racconto di una storia vera, diventata il simbolo di quel genocidio immane: la storia di Anna Frank. Una ragazzina come tante, che proveniva da una famiglia amorevole e unita, che andava e scuola, leggeva, sognava il suo futuro, e nei cui panni per un bambino delle scuole elementari è facilissimo identificarsi.

Perché è importante far leggere ai ragazzi il diario di Anna Frank

Ecco perché è importante leggere il suo “Diario”, conoscere il suo percorso umano, così ben descritto da lei stessa, i suoi pensieri, le sue paure e le sue speranze, spezzate in un modo assurdo e imperdonabile. Anna Frank era un’ adolescente olandese di origine ebrea, che abitava con la sua famiglia ad Amsterdam. Durante la guerra, per sfuggire alla furia della persecuzione nazista, i Frank furono costretti a nascondersi in un appartamento segreto insieme ad un altro nucleo familiare.
 
Siamo nel 1942, e Anna, il padre, la madre e la sorella Margot rimasero in clandestinità per due anni, fino all’agosto del 1944, quando le SS li scoprirono e deportarono. La famiglia venne divisa, e la dolce Anna morì di tifo nel campo di sterminio tedesco di Bergen Belsen, meno di un anno dopo. Solo il padre si salvò, e dobbiamo a lui la pubblicazione del preziosissimo diario della figlia, ritrovato nell’alloggio segreto dei Frank dopo la fine della guerra.
 
Anna è l’innocenza calpestata, è la normalità contro la pazzia, la dolcezza contro l’abominio. Anna vince perché noi ricordiamo lei, esattamente come lei voleva essere ricordata, con queste parole: “ È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo”.

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Parole di Francesca Secci

Giornalista per vocazione, scrivo articoli di attualità e di moda. Amo seguire le tendenze, come queste si evolvono e permeano la società di cui tutti facciamo parte.