Gravidanza: un test del sangue per prevedere la data esatta del parto

Ci sarebbero ottimi riscontri per quanto concerne il margine di esattezza della previsione: il test ha dato conferma in 8 casi su 10, e potrebbe sostituire l'ecografia.

Pubblicato da Giovanna Tedde Venerdì 8 giugno 2018

Gravidanza: un test del sangue per prevedere la data esatta del parto

Basterebbe un semplice test del sangue per prevedere con esattezza la data del parto. Questa la nuova frontiera per le donne in gravidanza, che potrebbe sostituire a pieno titolo la classica ecografia. Sinora, si sono ottenuti risultati certi in 8 casi su 10. L’innovazione arriva dalla Stanford University.

Test del sangue per prevedere la data del parto

Un semplice test del sangue per prevedere la data del parto: questa la nuova procedura messa a punto dalla Stanford University, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Science.
Basterebbe così un prelievo a stabilire con esattezza quando nascerà il bambino, e sembra che i riscontri sinora ottenuti siano assolutamente confortanti. Per ben 8 casi su 10, questo metodo si è rivelato infallibile, ma come funziona nello specifico?

Niente più ecografia: ecco come si saprà la data

Stando a quanto sperimentato alla Stanford, si può sapere la data esatta del parto (con ridotto margine di errore) attraverso un semplice prelievo di sangue. Questo tramite valutazione di un particolare materiale genetico, per definire l’eventuale parto prematuro nel 75-80% dei casi.
Si tratterebbe di una procedura dal costo inferiore all’ecografia, e potrebbe addirittura soppiantarla nei Paesi sottosviluppati, dove spesso l’accesso all’esame non è sempre facile.

Un metodo utile per i parti prematuri

Potrebbe trattarsi di una svolta nella previsione del parto prematuro: si pensi al fatto che, ad esempio, nella nostra nazione circa 32mila bambini nascono prima del termine della gravidanza.
Questo dato è tra i meno drammatici a livello internazionale: l’Oms stima che, a livello globale, un bambino su 10 nasce prematuramente.
Questa evenienza costituisce una delle cause di morte prenatale tra le più diffuse, quando non la prima (in alcune aree del mondo). Prevedere con maggiore precisione la nascita sarebbe un utile strumento nelle mani del progresso della medicina fetale.

Come stanno attualmente le cose in materia di stima del parto

La stima attuale dell’età gestazionale (e contestualmente il range temporale in cui ricade il parto) avviene con imaging a ultrasuoni, la comune ecografia. Questo unitamente al calcolo dell’ultima mestruazione.
Il metodo è quello ritenuto più attendibile, anche se il calcolo del ciclo mestruale costituisce un limbo di non trascurabile incertezza.
Una stima imprecisa incide sensibilmente sulla possibilità di avere un parto prematuro o un cesareo, situazioni per le quali si rendono poi necessarie cure (e costi) post nascita.
In questo, il test proposto dalla Stanford University potrebbe costituire un enorme passo avanti, lato medico ed economico.

La sperimentazione a Stanford: come si sviluppa la ricerca?

Fondamentale, in questo metodo, è la misurazione della quantità dell’Rna circolante nel sangue: si tratta di un materiale genetico utile per studiare lo sviluppo del feto e l’età gestazionale.
Sulla base di questo dato, i ricercatori della Stanford hanno analizzato i campioni di sangue di un gruppo di 31 donne in gravidanza, a fine di individuare indizi univoci sulla data del parto. Nell’ambito del campione analizzato, tutte le donne hanno partorito nei termini previsti.
Nel sangue materno, sono stati identificati 9 diversi tipi di cell-free Rna provenienti dalla placenta (sia dai geni della madre che da quelli del feto), in grado di calcolare l’età gestazionale.
Rispetto alla precisione dell’ecografia, il test ha dimostrato un ottimo sostituto, attestandosi su una precisione del 45% rispetto al 48% del metodo tradizionale. Lo studio di questo tipo di Rna fornisce anche preziose indicazioni sulla crescita del feto.

Attendibilità di risultati sui parti prematuri

La ricerca è proseguita sull’analisi di un campione di 38 gestanti ad alto rischio di parto prematuro. Si è proceduto con il prelievo di sangue durante il secondo/terzo trimestre.
I ricercatori hanno evidenziato parti di Rna circolante proveniente da sette geni della madre, arrivando così a prevedere la nascita prematura con margine di errore piuttosto ridotto.
La straordinaria conquista è che, grazie a questa tecnica, i medici hanno potuto predire parti prematuri fino a due mesi prima del termine stabilito, con una precisione che si attesta intorno al 75%.
Per quanto concerne le gravidanze portate correttamente a termine, il modello sperimentato ha prodotto un solo errore di valutazione su 26 casi.