Graffiato dal suo gatto, contrae un’infezione gravissima: è la febbre dei conigli

La malattia infettiva in questione è la tularemia ghiandolare, provocata da un batterio che può anche causare la morte del paziente. Sarebbe stato trasmesso al 68enne con un graffio.

Pubblicato da Giovanna Tedde Lunedì 17 settembre 2018

Graffiato dal suo gatto, contrae un’infezione gravissima: è la febbre dei conigli

Ha contratto una malattia potenzialmente letale dal suo gatto, un’infezione gravissima nota come ‘febbre dei conigli’. Così il caso di un 68enne statunitense è finito sulle cronache internazionali, complice una complicazione davvero impressionante: viso e collo completamente ricoperti di enormi rigonfiamenti.

Graffiato dal gatto contrae la ‘febbre dei conigli’

Si chiama così, in gergo comune, la malattia infettiva contratta da un 68enne originario del Missouri, ma la ‘febbre dei conigli’ è tecnicamente classificata come ‘tularemia ghiandolare’.

L’uomo avrebbe contratto la gravissima infezione dopo essere stato graffiato dal suo gatto, veicolo di trasmissione.

La tularemia è causata dal batterio batterico Francisella tularensis, trasmesso da zecche, mosche o animali infetti.

Secondo gli esperti, si tratta di una patologia piuttosto rara negli esseri umani, e tra i principali sintomi si annoverano febbre alta, ulcere cutanee e sensibile ingrossamento dei linfonodi. Polmonite o infezione a carico della gola sono altre conseguenze registrate in diversi casi.

Il paziente trattato negli Usa ha manifestato enormi rigonfiamenti sul viso e sul collo, e ha deciso di rivolgersi al suo medico per capire la loro origine.

Stava curando il suo animale domestico

Secondo quanto emerso sul New England Journal of Medicine, che ha ampiamente parlato del caso del 68enne americano, l’uomo sarebbe stato graffiato durante le cure che prestava all’animale, affetto da leucemia felina.

È probabile che il batterio sia stato trasmesso durante l’assistenza all’animale“, hanno detto i medici, che hanno sottoposto l’uomo a trattamento con doxiciclina per 4 settimane. Nessuna grave conseguenza per il 68enne, che nel giro di un mese è tornato alla normalità.