Genova: dopo il crollo del ponte Morandi una bambina ha perso la parola per lo shock

Da quel maledetto 14 agosto, la piccola si esprime attraverso i suoi disegni. Per gli psicologi si tratta di un blocco provocato dal trauma

Pubblicato da Beatrice Elerdini Giovedì 13 settembre 2018

Genova: dopo il crollo del ponte Morandi una bambina ha perso la parola per lo shock
Foto: Ansa

Il crollo del ponte Morandi a Genova, oltre a provocare la morte di 43 persone, ha generato una quantità di danni incalcolabili. A pagarne le spese è stata anche la piccola Giulia (nome di fantasia): dopo aver assistito in diretta dalla finestra della sua casa alla tragedia, ha smesso completamente di parlare. In quel maledetto 14 agosto, stava ammirando i lampi che illuminavano il cielo, quando all’improvviso, una parte del ponte che era abituata a vedere ogni giorno è andata in frantumi, inghiottendo con le macerie tutte le auto che stavano transitando in quel momento.

Immediata la corsa fuori dall’abitazione insieme alla madre: tutta la gente della zona rossa intorno al viadotto Polcevera si è radunata in strada. Giulia si è ritrovata orfana della sua casa in mezzo a una folla terrorizzata. Da quel momento è caduta nel silenzio: si esprime soltanto attraverso i suoi disegni.

Ora la piccola è seguita dall’equipe di psicologi di Emdr Italia, associazione di medici specializzati nel trattamento dei traumi. Secondo i dottori, nei momenti immediatamente successivi al crollo del ponte, nessuno si è reso conto di quanto stesse accadendo a Giulia: ‘Lo shock visivo ed emotivo ha prodotto un blocco nella bambina, che nei giorni successivi al crollo è peggiorato’. ‘Se già per un adulto è complesso lasciare le proprie cose, figuriamoci per una bambina che aveva già vissuto il trauma del crollo’, hanno aggiunto gli psicologi.

Il consiglio degli esperti per i genitori ora è di dare tempo a Giulia di ricomporre la sua anima e ricucire la ferita. Con pazienza e amore, il blocco della piccola dovrebbe svanire, per i medici infatti, non si tratta di uno stato definitivo. Il lato positivo della vicenda è che la bambina ha comunque stabilito un canale comunicativo alternativo, ovvero quello del disegno.