Pinocchio, il film: la favola del burattino di legno prende vita

Un film "dark" che affascina gli spettatori sin dal primo fotogramma. Ecco la nostra recensione e il trailer ufficiale:

Roberto Benigni, Film di Pinocchio

Roberto Benigni, Foto Getty Images | Vittorio Zunino Celotto

Diciamocelo chiaramente, il Pinocchio di Collodi ha da sempre rappresentato una sorta di guilty pleasure per molti autori cinematografici, connesso ad una qualche piccola maledizione. Prima Walt Disney, nel 1940, ne realizzò la celeberrima versione animata che condizionò pure molto l’immaginario collettivo per quanto riguardasse il personaggio, ma che, a fronte di ampi tagli nel racconto e di un forte addolcimento nei toni, non rimase proprio tra le migliori. Poi negli anni novanta, il purtroppo dimenticato Francesco Nuti, campione di incassi ai botteghini, volle confrontarsi col personaggio collodiano in Occhiopinocchio, un film che per fortuna pochi hanno visto e che nessuno ricorda. Circa vent’anni fa un altro toscano, Roberto Benigni, dopo l’enorme successo internazionale de La vita è bella, si cimentò con la storia del burattino, in un film di Pinocchio ambizioso e personalissimo e solo in parte riuscito, che non riscosse il successo del grande pubblico.

Dopo queste e altre decine di versioni di Pinocchio (tra cui indimenticabile lo sceneggiato RAI diretto da Luigi Comencini negli anni ’70), Matteo Garrone, forte degli ottimi risultati di Dogman, era atteso al varco, con molto scetticismo.

Invece il regista capitolino ha sfornato a sorpresa una sua versione fedelissima al testo originale di Collodi, che ben trasporta sul grande schermo tutti i dettagli di personaggi spesso tra l’umano e l’animalesco ed ogni sfumatura di una storia eterna.

Le vicende del burattino senza fili, ora come allora, in quel lontano 1863 in cui furono pubblicate, racchiudono molti moniti ed insegnamenti per grandi e piccini, rimasti assolutamente veri ed indiscutibili.

Pertanto la scelta di non proporre una propria interpretazione, ma di attenersi scrupolosamente al testo originale, fa sì che il Pinocchio di Garrone sia tra le versioni più pure e complete e parli da sola, ancora oggi, ad oltre 150 anni di distanza.

Così creature fantastiche, che sembrano uscite dal suo precedente Il racconto dei racconti, si muovono in un ambiente contadino, a tratti indefinito, ma prettamente italiano e riconoscibile.

Completano l’opera i magnifici effetti speciali, che portano in scena un vero bambino fatto di legno, ed attori magnifici, tra tutti un Benigni/Geppetto, un Ceccherini/Volpe ed un Proietti/Mangiafuoco.

Film di Pinocchio: conclusioni

Il risultato è un racconto molto dark, tanto quanto quello collodiano, che incanta e affascina lo spettatore di ogni età, rammentandogli i suoi precetti ancora validi ed intramontabili.

Voto Pourfemme: 4 stellette su 5


Parole di Paolo Dallimonti