Ferrara, neonata sepolta nel freezer: la mamma accusata di omicidio colposo

Cade l'accusa di omicidio volontario a carico della donna, 40 anni. A scatenare la tragedia, secondo le ipotesi investigative, ci sarebbero una serie di omissioni a partire dalla gravidanza e dal travaglio imminente. Si indaga per capire se la piccola sarebbe sopravvissuta se sua madre avesse parlato.

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    Ferrara, neonata sepolta nel freezer: la mamma accusata di omicidio colposo

    Cade l’accusa di omicidio volontario a carico della mamma della neonata sepolta in freezer a Ferrara. Cambia l’impianto accusatorio per la 40enne: l’ipotesi di reato è omicidio colposo, cui si aggiungono l’occultamento di cadavere e la soppressione di stato.

    Neonata in freezer: la madre accusata di omicidio colposo

    L’accusa più grave, quella di omicidio volontario, è caduta per la donna di 40 anni del Medio Ferrarese, madre della neonata sepolta nel freezer di casa sua, poco dopo il parto.

    Le ipotesi di reato che rimangono in piedi sono omicidio colposo, occultamento di cadavere e soppressione di stato.

    Nessuno sapeva del travaglio imminente?

    I fatti contestati risalgono alla notte tra il 2 e il 3 giugno 2017, quando la donna, incinta di 8 mesi, inizia il travaglio. Non avrebbe detto nulla a nessuno. Nell’abitazione anche il marito e gli altri figli della coppia.

    Dei familiari, neppure il coniuge sarebbe stato al corrente di quanto stava accadendo in quelle ore. Pochi giorni dopo, causa un malore della donna, in ospedale si sarebbe scoperto dell’avvenuto parto.

    L’assenza della neonata avrebbe fatto scattare le indagini, sino alla drammatica scoperta nell’appartamento di famiglia. Il corpo della bambina ritrovato nel congelatore, accuratamente lavato e deposto in un sacchetto vicino ai generi alimentari.

    Le parole della madre della neonata

    La prima ipotesi a carico della 40enne è stata quella di omicidio volontario aggravato dal grado di parentela, ma la donna avrebbe sempre negato ogni responsabilità nella morte della piccola.

    Durante i numerosi colloqui con gli inquirenti, avrebbe dichiarato a più riprese che la neonata sarebbe nata già morta: “Non l’ho uccisa”.

    Il corpo della bambina resta a disposizione dell’autorità giudiziaria, in attesa del nulla osta per i funerali. Tre chili di peso e circa otto mesi di sviluppo: questo sarebbe emerso dalle analisi sul feto.

    Per l’accusa, la 40enne, con la sua condotta omissiva, avrebbe poi scatenato un devastante effetto domino, sino alla morte della neonata. Non avrebbe rivelato a nessuno del travaglio, e gli investigatori lavorano per capire sino a che punto la piccola si sarebbe potuta salvare.

    Se avesse chiesto aiuto a suo marito, e non avesse partorito in casa, forse la bambina sarebbe ancora viva. L’interrogativo dovrà trovare una risposta certa dalle risultanze medico legali.