7 designer supercool emergenti da seguire su instagram

Dalle collezioni gender-fluid a nuovi brand che sfruttano i tessuti artigianali nigeriani, ecco i fashion designer emergenti da non perdere di vista nel 2021

Naomi Campbell Kenneth Ize

Foto Getty Images | Kristy Sparow

Mentre ci avventuriamo nel nuovo anno con la speranza di tornare a esibire i nostri outfit anche fuori dalle mura di casa, non c’è nulla di meglio che aggiungere qualche nuovo capo al nostro guardaroba. Ma un inizio anno come questo richiede qualcosa di speciale, non un capo qualsiasi, bensì un capo d’abbigliamento originale nato dalla mente di un giovane designer indipendente. Dalle collezioni gender-fluid a nuovi brand che sfruttano i tessuti nigeriani artigianali, ecco i fashion designer emergenti che non dovrete perdere di vista nel 2021.

Kenneth Ize

Nato a Lagos, in Nigeria, Kenneth Ize è uno dei designer emergenti più interessanti del panorama internazionale, nel quale si è distinto per la sua capacità di coniugare modernità e artigianalità. Lavora con una piccola comunità di tessitori e artigiani nigeriani per creare collezioni che sfruttano strisce, colori e tradizionali motivi nigeriani per capi eleganti e alla moda. Come ha detto il designer, in un’intervista ad Harper’s Bazaar all’inizio di quest’anno, “Il lavoro che sto cercando di fare parla di libertà. Parla di giustizia. E parla anche di intelligenza“.

Harris Reed

Uno dei maggiori esponenti della “fluid fashion“, Harris Reed è stato scoperto da nomi come Harry Styles, Solange Knowles e Alessandro Michele di Gucci, mentre era ancora studente alla Central Saint Martins. Il marchio si autodefinisce “Romanticismo non binario“, nel segno di una bellezza che sfida il genere e difende l’inclusività.

Rokh

Dietro la casa di moda londinese Rokh, si nasconde il talento di Rok Hwang, nato a Seul, in Corea, e cresciuto ad Austin, in Texas, prima di trasferirsi a Londra e mostrare la sua collezione a Parigi. Hwang fonde senza sforzo la sartoria maschile britannica alle linee di ispirazione americana. Le sue collezioni fanno riferimento all’arte concettuale e alla moda femminile d’avanguardia, un mix straordinario che lo connota da quando è stato lanciato nel 2017. Laureato alla Central Saint Martins, Hwang ha ricevuto nel 2018 il Premio Speciale LVMH.

Matin

Fondata da Michelle Perrett nel 2015, Matin coniuga lo stato d’animo “rilassato” australiano a un atteggiamento decisamente francese. Matin nasce dal desiderio di creare abiti indossabili, eleganti e di produzione locale. Le realizzazioni sono morbide e tattili con forme semplici che sfruttano la giusta dose di drammaticità.

Sindiso Khumalo

Laureata alla Central Saint Martins in architettura, Sindiso Khumalo adotta un approccio unico al design che fonde modelli, forme e colori interessanti. La designer tessile, con sede a Città del Capo, pone l’accento sulle pratiche sostenibili e ha reso l’artigianato un segno distintivo del marchio, attingendo anche alla sua eredità Zulu e Ndebele per collezioni di grande impatto. I suoi abiti vivaci e femminili saranno un successo nelle città di mare durante l’estate.

Thebe Magugu

Thebe Magugu è una star del design sudafricano emergente e il primo designer africano a portare a casa il celebre Premio LVMH. Sfrutta la storia e l’estetica unica della diaspora africana con lo sguardo rivolto al design moderno. Pragoniste delle collezioni prêt-à-porter di Magugu sono sempre le donne: “Siamo costantemente circondati da donne e, a livello personale, il tratto che ho sempre trovato più ammirevole è la loro potente capacità di possedere, al contempo, forza e vulnerabilità

Paris Georgia

Lanciato nel 2015 da Paris Mitchell Temple e Georgia Cherrie, il marchio It girl adotta la sostenibilità come segno distintivo, dal momento che il 95% della collezione è prodotta in Nuova Zelanda. Elegante e sempre femminile, Paris Georgia ha raccolto un seguito fedele di modelli e influencer, ma i suoi prezzi accessibili lo rendono ideale per tutte le ragazze che amano cercare pezzi unici e sostenibili nel mondo del fashion.

Parole di Linda Pedraglio