Costretta ad abortire in Pakistan, Farah è tornata in Italia

La 19enne pakistana, residente a Verona e riportata in patria con l'inganno per un aborto forzato, è rientrata dopo aver trascorso diversi giorni presso la residenza dell'ambasciatore italiano a Islamabad.

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    Costretta ad abortire in Pakistan, Farah è tornata in Italia

    Farah, la ragazza pakistana residente a Verona e costretta ad abortire in patria, è tornata in Italia. Era stata riportata in Pakistan con l’inganno, convinta dai suoi genitori con il pretesto delle nozze del fratello. Atterrata all’alba a Milano Malpensa, dopo un incubo che andava avanti da mesi, esattamente dal febbraio scorso.

    Farah è tornata in Italia

    Farah è rientrata in Italia alle 7.30 del 24 maggio. A riportarla indietro da un incubo lungo diversi mesi, un volo Dubai-Milano Malpensa. Ha trascorso diversi giorni presso la residenza dell’ambasciatore italiano a Islamabad, prima del ritorno.

    A farla andare in Pakistan sarebbero stati i genitori, con la scusa delle imminenti nozze del fratello. I parenti l’avrebbero poi costretta ad abortire il bambino concepito con il fidanzato connazionale. I ragazzi si erano conosciuti tra i banchi di scuola a Verona. Il rientro è stato disposto attraverso la coordinazione della rete diplomatica italiana, che ha lavorato alacremente alla soluzione del caso.

    Le drammatiche parole di Farah

    L’odissea di Farah ha tenuto impegnate le autorità italiane per lungo tempo, e il clima di apprensione dopo i fatti inerenti alla morte della giovane Sana Cheema ha contribuito ad alimentare paure crescenti per la sorte della 19enne.

    “Mi hanno fatto una puntura e hanno ucciso il mio bambino. Mio padre vuole che mi sposi qui”, aveva raccontato Farah alle amiche e al fidanzato via WhatsApp, accendendo l’attenzione immediata della Farnesina sino alla positiva conclusione.