Revenge bedtime procrastination: cos'è e perché non ti fa dormire

Se non riuscite ad andare a letto presto potreste esssere "vittime" del revenge bedtime procrastination. Noi vi spieghiamo cos'è e come contrastarlo

ragazza letto dormire televisione

Foto Pexels | KoolShooters

La pandemia ci ha resi tutti più stanchi. Ormai, infatti, ci siamo tutti resi conto che non fare nulla, o procrastinare sulle cose che abbiamo da fare, invece di renderci più attivi, ci affatica e basta.Il lockdown e le continue restrizioni, per molti, sono stati anche l’occasione per ritardare l’orario in cui si va a dormire.

Molti, infatti, si sono ritrovati a scrollare le home dei social, guardare Netflix e leggere mail fino a notte fonda. Insomma, hanno vissuto una sorta di “rifiuto” nel chiudere gli occhi per andare a dormire.

Revenge bedtime Procrastination: ecco cos’è

Questo è un vero e proprio fenomeno psicologico e ha un nome: revenge bedtime procrastination, ovvero procrastinare anche per quanto riguarda il momento di andare a letto. Una sorta di vendetta da parte del nostro corpo che, abituato a fare orari assurdi, non vuole più lasciarci andare a dormire. Vediamo quando è nato, quali sono i rischi e come contrastare questo spiacevole fenomeno.

Ecco perché non vogliamo andare a dormire

Questo termine è apparso per la prima volta nel 2014 in uno studio realizzato nei Paesi Bassi. L’aggiunta del termine “revenge”, che significa “vendetta”, ha iniziato però ad apparire su internet nel 2016.

Il fenomeno è stato descritto su Twitter dalla scrittrice Daphne K. Lee come “un fenomeno per cui le persone che non hanno controllo sulla loro vita diurna si rifiutano di dormire presto al fine di riconquistare un certo senso di libertà durante le ore della notte”.

Il termine vendetta, quindi, fa riferimento alla scelta deliberata del soggetto di non andare a dormire per “rivendicare un po’ di tempo per sé stesso”. Un atteggiamento più che comprensibile, come spiegano gli esperti. Questo perché il tempo per sé stessi sembra essere una sorta di “premio” in queste giornate tutte uguali. Così, ritardare l’ora in cui si va a dormire sembra una sorta di rivincita nei confronti del periodo che stiamo vivendo.

I rischi del revenge bedtime procrastination

Ovviamente, continuare a rimandare l’ora in cui si va a dormire non fa affatto bene al corpo. Infatti, la mancanza di sonno influisce non solo sull’umore, ma ovviamente anche sulle performance al lavoro. Inoltre, può portare a problemi di salute mentale come ansia e depressione.

La scienza, infatti, ha dimostrato che chi sperimenta l’insonnia corre un rischio due volte maggiore di sviluppare depressione rispetto a chi non ha problemi a dormire.

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Ecco come contrastare questo fenomeno e tornare a dormire bene e più a lungo

Ci sono, fortunatamente, dei modi per evitare di andare a dormire troppo tardi ed essere quindi vittime del revenge bedtime procrastination. Secondo gli esperti bisogna provare a impostare una propria routine giornaliera, nella quale far convivere, per quanto possibile, in modo armonioso il lavoro e il tempo da dedicare a sé stessi.

Avere delle cose da fare e una tabella di marcia da seguire vi permetterà di arrivare a sera “più stanchi” ma consapevoli di aver fatto diverse cose e di esservi presi del tempo per i vostri hobby e le vostre passioni. Inoltre, sempre secondo gli esperti, è importante utilizzare il letto solo per dormire. Quindi, evitate di passare il tempo in cui lavorate stesi a letto, il vostro corpo vi ringrazierà.

Infine, dovrete anche impostare una sveglia che vi ricordi che è arrivato il momento di andare a dormire. Una volta regolarizzati, riuscirete a dormire meglio, ad essere più attivi durante il giorno e direte così addio al revenge bedtime procrastination.

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Parole di Benedetta Minoliti