Come fare meditazione, 6 falsi miti da sfatare

L'unica cosa che vi impedisce di apprezzare la meditazione sono i falsi miti che la circondano. Eccone 6 a cui non credere per iniziare subito

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Foto pexels | Andrea Piacquadio

Molti dicono di voler iniziare a meditare, pochi lo fanno davvero. Sapete perché? Non perché ci sia bisogno di un’anima particolare, di una stanza della meditazione, di un mantra o un guru, ma perché intorno alla meditazione circolano troppi falsi miti.

Noi ve ne spieghiamo qualcuno e vi diamo anche un consiglio, perché avvicinarvi la meditazione potrebbe essere la cosa migliore che abbiate mai fatto per la vostra mente.

Bisogna sedersi in un certo modo: falso

La cosa importante, quando si comincia a meditare, è la comodità. Questo significa che non esiste una posizione specifica per meditare, l’importante è che vi sentiate a vostro agio. Se vi piace stare sdraiati, bene, se preferite farlo in piedi, buon per voi. L’importante è che sia una situazione naturale per il vostro corpo.

Devi stare perfettamente immobile, è un mito

Certo, agitarsi come ossessi mentre si medita non è indicato. Ma se vi prude il naso, grattatelo. Se qualche piccolo movimento vi aiuta ad eliminare le distrazioni, che motivo c’è di stare immobili?

Oltretutto, anche quando siamo fermi, ci stiamo muovendo. Il sangue scorre nelle nostre vene, i polmoni si espandono, il cuore pompa: opporsi alle azioni naturali è quanto di più distante ci sia dalla meditazione. Quindi accogliete il movimento, lasciatevi attraversare, poi fatelo scorrere via.

Dovete meditare almeno 20 minuti: che sciocchezza!

Meditare un minuto è meglio che non meditare affatto. Specie all’inizio della pratica meditativa, farlo per lunghi periodi di tempo è davvero complicato. Non solo da un punto di vista organizzativo, ma anche mentale.

Forse non sembra, ma la meditazione richiede un grande sforzo fisico e mentale. Quindi iniziate pure con poco.

Bonus tip: esistono meditazioni super veloci ed efficacissime, quindi lasciate perdere quei 20 minuti.

Nella meditazione non c’è la “regola del silenzio”

Certo, uno stato di quiete permetterà alla vostra mente di calmarsi, ma se siete il genere di persona che non è distratta dal rumore, oppure se il posto migliore dove ritagliarvi il tempo è il treno, lasciare perdere chi vi dice che per meditare serve silenzio assoluto. È una frottola. Un paio di cuffie antirumore, una mascherina (per gli occhi, per una volta), e il gioco è fatto.

Non devi pensare a niente: ancora falso

Svuota la mente da tutti i pensieri”. Sì, certo, e ti pare facile, penseranno molte di voi. In effetti, non lo è per niente. La realtà è che non c’è bisogno di farlo, perché la meditazione non è un processo di eliminazione del pensiero, ma di ricerca di miglioramento. Se pensare a qualcosa che vi turba può aiutarvi a venirne a capo, ben venga farlo durante la meditazione. Potreste riuscire a risolvere problemi o molti disagi, semplicemente, pensando.

Con la meditazione raggiungi uno stato di estasi: ma chi lo dice?

Molti iniziano a meditare e dopo qualche tempo si sentono di aver sprecato tempo solo perché non hanno raggiunto un qualche tipo di esperienza extra corporea o uno stati di estasi assoluta. Ragazzi, è normale. La meditazione non è un percorso rapido, né lineare, né con un traguardo tracciato. È un modo di conoscere e conoscersi, di scoprire cose nuove di sé, serve a migliorarsi. La crescita personale è l’obiettivo, non la levitazione.

Vi sveliamo un segreto

Abbiamo appena finito di dire che non serve stare immobile, non c0è bisogno di silenzio, non ha durata. Il consiglio che stiamo per darvi potrà, quindi, sembrare un controsenso, ma voi provateci.

La prossima volta che penserete “Voglio meditare”, non posticipate l’impegno preso con voi stessi. Mollate tutto, spegnete le luci, accendete una candela e (questo il segreto) ascoltate il vostro respiro. Dopo qualche minuto questo diventerà sempre più regolare, come le onde del mare. Incanterete voi stessi e avrete fatto il primo passo verso la vostra nuova pratica.

Parole di Elena Pavin

Mi chiamo Elena Pavin, classe 1994, ho conseguito il diploma artistico solo prima di scoprire di non voler fare l’architetto né la designer. Così ho cambiato radicalmente i miei piani: all’Università di Milano-Bicocca ho studiato giapponese e mi sono laureata in Comunicazione interculturale, ho terminato i miei studi diplomandomi alla Scuola di Giornalismo. Amante dell’arte, incuriosita dalle tendenze, fanatica dell’enogastronomia (tanto da decidere di diventare sommelier). Nel 2020 ho iniziato a collaborare con Alanews e Deva Connection